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02-01-2004 - Impariamo a migliorare il suono
dei nostri mix
Visto che spesso all'interno del forum nasce questa discussione
ho pensato di realizzare una micro Faq relativa all'argomento.
Argomento mp3 "truccati": a volte, spesso e volentieri,
chi produce gli mp3 demo di synth e software vari lo fa conoscendo
molto bene gli strumenti e quindi riesce al meglio ad utilizzare
i software, inoltre spesso vengono utilizzati enfatizzatori ed equalizzatori
hardware in grado di far rendere al meglio le caratteristiche del
synth. Esempio: quando andai a fare il reportage sulla Native Instruments
per Xelenio (per quelli che non l'hanno ancora letto vi consiglio
di andarvelo a rileggere perché ci sono delle rivelazioni
molto interessanti sulla concezione primigenia del Generator che
non sarebbe altri che il Reaktor) alla fine il PR della NI mi diede
un set per i giornalisti contenente un libricino con i prodotti
e degli adesivi e un cd pieno di demo dei prodotti NI. Il CD aveva
un suono mostruoso, in dolby surround (sembrava di essere seduti
al cinema per la qualità e la potenza che si potevano ascoltare
anche con dei monitoretti scadenti). Ma la realtà del suono
naturalmente generato dai synth è quella? No, pur essendo
quanto di meglio si possa trovare in giro i synth hanno bisogno
di un grosso lavoro intorno ad essi per far si che il suono finale
sia "bestiale".
Cosa dobbiamo fare per ottenere quel suono?
Innanzitutto ci tengo a precisare che le sonorità di un minimoog
vero sono per ora inarrivabili (non sono state nemmeno raggiunte
da cloni hardware) per cui restiamo coi piedi per terra non pretendiamo
che il computer ci faccia "anche il caffè" (cioè
non pretendiamo l'impossibile da una macchina che sta vivendo ancora
il suo processo di evoluzione e non è ancora matura al 100%).
Negli studi professionali vengono usati inoltre macchinari che costano
molte decine di migliaia di euro ed è naturale che i prodotti
professionali abbiano un suono molto più presente (se così
non fosse gli studi professionali passerebbero ad usare tutti un
normale PC da 1500 euro).
Potremo comunque ottenere le sonorità che vogliamo ma dobbiamo
imparare ad applicare una serie di regole:
1) Dobbiamo imparare a conoscere bene i synth che utilizziamo. Spesso
è meglio avere installato un unico strumento, un'unica serie
di plugins che un centinaio tra synth ed effetti freeware, crackati
ecc. Questo perchè un synth o un effetto acquistato (e pagato
un certo prezzo) vi fa comprendere il suo valore e il suo potenziale,
vi sorgerà spontaneamente l'esigenza di approfondire la sua
conoscenza e semmai leggendo il manuale verrete a sapere di alcune
caratteristiche nascoste di esso.

2) È essenziale conoscere al meglio il funzionamento dei
filtri, soprattutto del filtro passa bassa (di solito viene menzionato
come Low Pass Filter).
Qui non dico che dovete conoscere le nozioni tecniche relative ai
filtri, spesso la pratica può più della teoria. Sperimentate
e imparate a conoscere bene tutte le sfumature ottenibile con esso.
Imparate anche a conoscere le differenze tra i filtri passa basso
a 12, 24 e 32 poli. Ognuno di essi vi darà qualità
e profondità diverse nel suono. La pratica vi darà
la possibilità di sapere al volo di quale configurazione
dei comandi relativi al filtro (soprattutto della cutoff e della
resonance) avete bisogno per ottenere un determinato suono.

3) Imparate ad usare bene l'equalizzatore. È bene avere
un buon equalizzatore di cui dovete approfondire la conoscenza,
imparate a conoscere le frequenze su cui dovete lavorare. Se ad
es. avete un suono basso imparate a manipolare bene le frequenze
basse dell'equalizzatore, a volte piccole modifiche sono essenziali
per far uscire bene un suono all'interno di un mixer. Vi ricordo
che le variazioni da farsi con l'equalizzatore devono essere minime,
semmai il taglio di determinate frequenze (soprattutto lavorando
sottraendo) e l'enfatizzazione di altre vi aiuterà a raggiungere
il suono immaginato.

4) Anche il compressore è un effetto determinante ma imparate
a non abusarne. soprattutto con i synth che hanno una bella dinamica
(semmai con i pad dall'attacco
lento) l'uso eccessivo del compressore può limitare le sfumature
dinamiche del suono. Comunque un buon compressore (usato con parsimonia)
è fondamentale.

5) Imparate a conoscere i pregi e i difetti dei vostri monitor
audio e di come reagiscono alle varie frequenze sonore. Per fare
ciò utilizzate un brano dimostrativo. Potete usare come punti
di riferimento i seguenti artisti: Marilin Manson (la cui qualità
musicale per me è pessima però i suoi album hanno
un suono molto pieno), Radiohead, Byork, Red Hot Chili Peppers,
Pink Floyd (soprattutto Division Bell e Pulse) e gli ultimi album
di Roges Waters. Usate questi artisti per fare dei paragoni: sentitevi
i cd prima su dei normali impianti stereo (meglio se su più
impianti di varie marche e con varie sfumature timbriche, ascoltateli
anche su lettori cd portatili e sulla vostra automobile) in modo
da memorizzare bene le frequenze. Fate delle pause tra i vari ascolti
in quanto l'orecchio umano si stanca facilmente e in breve tempo
non è più in grado di avvertire le sfumature.
Poi ascoltate i CD sui monitor coi quali abitualmente lavorate e
valutatene le differenze. In questo modo potrete conoscere i limiti
e le qualità dei vostri monitor audio. In questo modo imparerete
a superare gli "inganni" sonori del vostro sistema di
amplificazione.

6) Sempre usando quei cd di riferimento da me citati tramite l'utilissimo
plugin freefilter potrete fare dei paragoni molto interessanti fra
un vostro mix ed un mix professionale.
Come si usa il freefilter? Molto semplice, tale plugin vi consente
di sovrapporre l'equalizzazione di un brano ad un altro brano. Prendete
un brano professionale che si avvicini come sonorità al brano
su cui state lavorando. In questo modo, anche grazie all'analizzatore
di spettro potrete vedere quali sono le frequenze che non enfatizzate
abbastanza.

Per ora è tutto. Se anche altri utenti hanno consigli da
aggiungere a questa breve Faq tirata giù velocemente consiglio
di mettersi in contatto con noi.
Piccolo update del 04-01-2004
Dato che l'articolo è stato scritto in poco tempo, vorrei
aggiungere un argomento che per la fretta ho dimenticato di trattare
(e non è detto che sia l'ultima aggiunta alla Faq). Spesso
il primo errore in un mix si compie prima di effettuare il mix stesso,
a monte, durante il processo di composizione e di registrazione.
La scelta di un giusto impasto sonoro è fondamentale per
far si che un mix finale suoni bene. Dobbiamo imparare a scegliere
con cura le altezze dei suoni, degli accordi che saranno la spina
dorsale di un nostro brano.
Mi spiego meglio: registriamo un pad, un piano e una chitarra. Alla
fine tutti e tre gli strumenti sono stati registrati sulla stessa
altezza, vengono suonate le stesse note da tutti e tre gli strumenti.
Possiamo essere i migliori tecnici del suono del mondo ma questo
brutto impasto sonoro di base difficilmente potrà essere
corretto, a meno che non lavoriamo pesantemente di equalizzatore
e stravolgiamo completamente la natura sonora degli strumenti registrati.
Fate attenzione anche all'altezza degli strumenti con cui accompagnerete
una voce. L'accompagnamento deve cercare di evitare di suonare le
note che fanno parte della melodia alla stessa altezza del cantato,
altrimenti vi troverete con delle frequenze che si ripetono e che
non fanno esaltare la voce.
Ascoltate con questa consapevolezza dei brani professionali che
considerate molto riusciti dal punto di vista del mix e vedete se
ogni strumento si muove su frequenze e altezze diverse o meno. Anche
il modo in cui registrate uno strumento (come una chitarra) o una
voce è fondamentale. Avere un suono di origine opaco, scuro,
mal microfonato e peggio registrato è il primo passo per
ottenere un mix scadente.
Come vedete non sempre la colpa di un mix insoddisfacente è
attribuibile a chi ha mixato il brano.
Prima di lasciarvi vi lascio un esempio.Stavo registrando le tastiere
per un brano di musica minimalista. Durante la seduta di registrazione
mi venne l'idea di realizzare un arpeggio di organo Farfisa dai
tratti costanti e con delle piccole variazioni di accento ispirandomi
ai primi lavori di Philip Glass (come Music with Changing Parts).
Registrammo le parti, però all'atto del mix finale mi resi
conto che le frequenze del mio organo Farfisa andavano a cozzare
con quelle delle due chitarre che costituivano la spina dorsale
del brano. Alla fine dovetti registrare di nuovo le mie parti scegliendo
un altro strumento e suonando l'arpeggio su un'ottava più
alta.
Attilio De Simone
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