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Home Provati per Voi Una giornata con la Native Instruments
Una giornata con la Native Instruments PDF Stampa E-mail
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Scritto da ale   
Mercoledì 06 Novembre 2002 16:00

Una giornata con la Native Instruments

Da quando Xelenio ha realizzato delle recensioni riguardanti alcuni dei software prodotti dalla Native Instruments, tra la nostra homepage e la Native Instruments si è instaurato un bel feeling, tanto che, col tempo, è stata la softwarehouse stessa (soddisfatta dal nostro modo di lavorare) a contattarci chiedendoci di recensire alcuni loro nuovi prodotti.
Successivamente questa simpatia reciproca ha determinato la voglia di conoscersi e così Antonello Iafrate si è messo in contatto con Patrick Stottrop, il PR della Native-Instruments, per fissare un appuntamento.
In poco tempo, riusciamo a stabilire una data per la nostra visita e così eccomi sulla metropolitana di Berlino (per chi non lo sapesse io vivo e lavoro in Germania e almeno 3 giorni alla settimana mi trovo a Berlino) per recarmi alla sede centrale della Native-Instruments, nel centro di Kreuz Berg, il quartiere detto "dei Turchi" in quanto lì risiede il maggior numero di immigrati di origine turca.
Sceso dalla metro, mi ritrovo a passeggiare in una bella giornata di fine settembre nella tranquillità di questo quartiere, tra strade piene di profumi provenienti dai ristoranti e dagli Imbiss turchi, in cui i forti sapori della cucina orientale (il Döner Kebab si può quasi definire un piatto nazionale di importazione della cucina tedesca) si sposano coi dissetanti aromi della birra tedesca, a dispetto di quanti predicano l'impossibile integrazione tra culture diverse.
Mentre mi avvio all'indirizzo datomi ripenso un pó alla storia della Native Instruments, e all'impatto innovativo che alcuni software da loro prodotti ebbero con i musicisti, consacrando definitivamente il mondo della Computer Music.
Come non ricordare il fantastico B4 , la simulazione Hammondin grado di reggere il confronto con un organo elettromagnetico vero e proprio, o il ProV ora divenuto Pro53 che riprendeva le sonorità di un analogico storico: il ProphetV.
Indubbiamente questi software hanno cambiato il nostro modo di rapportarci con gli strumenti, rendendo quasi inutili alcuni hardware molto costosi e prima essenziali.
Guardando gli altri prodotti di casa Native è doveroso segnalare il Reaktor che ci consente, con la sua struttura modulare estremamente libera, di dare vita a qualsiasi tipo di tecnica di sintesi; l'FM7 che ha regalato una nuova vita alla DX7 (il famoso synth Yamaha che a sua volta rivoluzionò la musica dei primi anni '80); il Battery , una delle migliori idee per risolvere definitivamente il problema delle percussioni e dei loops campionati; lo Spektral Delay , un delay basato sulle bande di frequenza dalla concezione innovativa; il Traktor , la consolle dedicata ai deejay per la gestione della loro session di mixing; l'AbSynth , il synth estremo, in grado di ricreare qualsiasi sonorità (potentissimo); il Kontakt , il campionatore più flessibile finora uscito sul mercato.
Ecco, ripensando a tutti questi prodotti, non ci si può non accorgere che ormai non possiamo fare più a meno della tecnologia virtuale applicata in ambito musicale, perché non solo i software sono dei degni sostituti degli hardware, ma, in alcuni casi, riescono ad offrire possibilità e funzioni che con strumenti hardware sarebbero impossibili (o troppo costose) da realizzarsi (e penso alle possibilità offerte dal Reaktor, da AbSynth, dallo Spektral Delay e dal Kontakt).
Tornando a bomba alla visita alla sede della Native Instruments, eccomi uscire dalla nebbia dei miei pensieri (nebbia corroborata da una birretta che mi sono bevuto strada facendo) e arrivare al palazzo indicatomi.
Salgo le scale e mi trovo di fronte ad una porta con una targa con su disegnato il famoso stemma della Native Instruments: sono arrivato!
Suono il campanello e mi apre Patrick in persona.
Il primo impatto delude un pó la mia fantasia: pensavo di entrare in una specie di bottega di magia, dove degli scienziati tedeschi (rigorosamente con camice, barba e capelli bianchi, gli occhialini tondi) sperimentano, tra ampolle e recipienti fumanti, nuove alchimie sonore che poi, magicamente, si trasformano in software per essere utilizzabili da noi comuni mortali.
Invece niente di tutto ciò. L'ambiente è molto sobrio e si sviluppa lungo tre piani del palazzo, le stanze sono come quelle dei normali uffici di una banca, con scrivanie e computer. Le note distintive sono la presenza di tastiere e controller
midi, casse e amplificatori di vario tipo.
All'ingresso, al muro, sono appese delle targhe celebrative con le immagini dei software più importanti lanciati dalla casa.


Io e Patrick riusciamo a rompere subito il ghiaccio e cominciamo a parlare: Patrick mi spiega che la Native Instruments ha solo questa sede e qui si lavora a tutti i progetti, di solito il numero di collaboratori e di circa 60 persone (ma la cifra non è costante, dipende dalle fasi di lavorazione).



Continuando a parlare, saliamo al piano superiore e Patrick mi fa vedere altre sezioni della Native Instruments, ogni stanza è dedicata ad un processo di produzione. In una si lavora al motore sonoro del software (cioè si scrivono le funzioni matematiche su cui ci baserà la generazione sonora del synth), in un'altra si sviluppa la grafica (questo è un elemento molto importante perché la grafica determinerà l'impatto con il musicista, una buona
interfaccia grafica, comoda confortevole e funzionale, costituisce il primo passo per convincere un acquirente a scegliere di comprare il software), in un'altra si controllano le compatibilità con i sistemi operativi (per ora sono supportati i OS Microsoft e
Macintosh) e con i sequencer (i software della Native Instruments sono in grado di lavorare sia su piattaforma vst che dxi, e ciò consente loro di operare all'interno di Cubase, Logic Audio, Nuendo, Cakewalk, Live!, Orion, ecc.).

Dopo questa passeggiata, io e Patrick entriamo in una stanza, ci sediamo e lui mi fa vedere, sul suo Mac portatile, una versione beta di un importante aggiornamento al Traktor, che uscirà in questo periodo. Ho notato dei miglioramenti consistenti nella grafica del software, una maggiore gestibilità delle tracce da mixare, un potenziamento dei filtri (mi sono sembrati più presenti, come sul Kontakt). Una nota: nella stanza in cui ci siamo seduti ho notato uno scaffale pieno zeppo di NFR, con tutti i software della NI.

A Patrick ho fatto anche un'intervista, che verrà riportata successivamente.
Alla fine della mia visita Patrick mi svela il segreto che sta alla base dei successi della Native Instruments: una macchina per il caffè espresso italiana. Mentre mi offre un caffè (è Patrick Stottrop stesso a farmelo, come potete vedere dalle foto)


mi spiega che quando la macchina era in riparazione c'è stato un rimarchevole calo della produttività nella maggioranza dei collaboratori della Native Instruments!
Scherzi a parte, è stato un vero piacere visitare la sede di una delle softwarehouses che ha fatto la storia della computer music.

 

 

 

 

 


B4

 

 

 

 

 

 

 


Pro52

 

 

 

 

 

 

 


Reaktor

 

 

 

 

 

 

 


FM7

 

 

 

 

 

 

 


Battery

 

 

 

 

 

 

 


Spektral Delay

 

 

 

 

 

 

 


Traktor DJ

 

 

 

 

 

 

 


ABsynth

 

 

 

 

 

 

 


Kontakt

 

 

 

 

 


L'intervista!!!

Adesso ci addentriamo nel settore tecnico e poniamo una serie di domande a Michael Kurz,il geniale ideatore di software come il ProV (ora diventato Pro53), il B4, l'FM7 e il Generator (ora Reaktor):

01) Quando è nata la Native-Instruments?

Il musicista e programmatore Stephan Schmitt ha fondato la Native-Instruments nel 1996.
Già nel 1994 aveva iniziato a realizzare, insieme a Volker Hinz, il suo progetto di un software basato sulla generazione sonora.
Nel 1996, alla Musikmesse di Francoforte, la Native-Instruments ha presentato Generator, il primo Software-Synthesizer modulare e polifonico, che è subito diventato un prodotto di largo consumo tra gli utilizzatori del PC.

02) La Native-Instruments ha fatto rivivere gli strumenti degli anni '70, come l'Hammond, il ProphetV e la Yamaha DX7. Come mai non si è provato a far rivivere anche le sonoritá del Minimoog e dei Piano Fender?

Qualsiasi fedele emulazione ha bisogno di molto tempo per lo sviluppo scientifico. Perciò dobbiamo, innanzitutto, limitare il nostro campo di azione, e progettare strumenti, che nessun altro ha giá provato a sviluppare.

03) Conosco molti professionisti che desidererebbero una Tastiera hardware contenente i software della Native-Instruments direttamente utilizzabili. È possibile, un giorno, soddisfare questo desiderio?

Probabilmente più velocemente di quanto si possa pensare. Per esempio è stato presentato allo AES Show un hardware denominato Plugzilla, in grado di caricare i VST Plugin. Di questo passo usciranno, in poco tempo, altri prodotti di questo tipo.

04) Esiste la possibilità che al B4 siano aggiunti nuovi moduli in grado di simulare le sonorità come quelle dell'L100 o del'A100?

Già è in fase di programmazione avanzata un aggiornamento che aggiungerà al B4 nuove possibilità sonore.

05) Quali altri progetti ci sono per il futuro?

Molti, ma purtroppo non ne posso ancora parlare.

06) Ci saranno prossimamente nuovi software? O verrà continuata la politica di accorpamento di software prodotti da sviluppatori autonomi, come giá accaduto per l'AbSynth, Loopazoid o per SyncC?

Noi siamo ancora molto attivi nella produzione di nuovi programmi. In più, siamo sempre aperti a collaborazioni con sviluppatori talentuosi che hanno idee creative. A proposito, non abbiamo mai incorporato un software sviluppato indipendentemente.
Nel caso di AbSynth, abbiamo apportato un grosso contributo prima di farlo diventare un prodotto Native-Instruments

07) Come funzione la produzione dei software, quali specialisti (matematici, tecnici del suono, ecc.) lavorano insieme?

Di solito c'è una figura centrale, che dà una visione d'insieme sul concepimento del prodotto, e uno sviluppatore generale, che si occupa di rendere concreto il progetto. Talvolta si tratta della stessa persona, come nel caso del B4, dell'FM7 e del Pro-53. Sono sostenuti anche da altri sviluppatori, che si occupano dell'Interfaccia e delle automazioni, della Implementazione GUI, delle routines grafiche e del design. Gli specialisti sono suddivisi in: Informatici (generalmente programmatori), Ingegneri (programmatori DSP), Ideatori dei prodotti (concezione del progetto), Grafici (estetica del programma).

08) Ritenete che i software della Native-Instruments girino meglio su piattaforma Windows o Macintosh?

In linea generale i nostri software funzionano ugualmente bene su entrambe le piattaforme operative. Tuttavia le prestazioni dei nostri software dipendono in modo essenziale dalla potenza disponibile dei processori, e per ora, su questo versante, il PC è più indicato. Quali sistemi operativi Windows sono maggiormente consigliabili per utilizzare in modo ottimale i software? Personalmente sono molto soddisfatto, da quando sono passato a WindowsXP. E ciò anche (ma non solo) in relazione ai nostri software.

09) Come è nata l'idea si sviluppare un software come Reaktor?

Il predecessore del Reaktor, Generator, fu ideato dal nostro fondatore, Stephan Schmitt, allora nacque anche la Native-Instruments. Era molto insoddisfatto della limitatezza dei sintetizzatori disponibili e volle sviluppare un synth proprio, aperto e liberamente configurabile. All'epoca (metà anni '90) ci si rese conto (con i primi Pentium) che la generazione sonora in tempo reale era possibile ai costi vantaggiosi dei PC standard. E con l'incremento delle prestazioni dei processori fu chiaro che in breve tempo sarebbero state a disposizione di chiunque sufficienti prestazioni per reggere il peso di algoritmi complessi. Così fece lui col progetto: unire le sue utopie in un prodotto pratico ed utile. La prima serie di moduli ha forse avuto bisogno di un anno di lavoro prima di giungere alla Release 1.0 Versione 1997. In seguito si continuò a sviluppare l'ampliamento della biblioteca dei moduli e il miglioramento dei moduli preesistenti.

10) Quanti collaboratori ha la Native-Intruments? La Native-Instruments ha una sede solo a Berlino, o anche in altre città?

Nella sede centrale di berlino lavorano 60 collaboratori, una sede periferica è a Los Angeles (USA) con 6 collaboratori.

11) Trovate più interessante il mercato europeo o quello americano? E quali differenze ci sono tra gli utenti europei e quelli americani?

Per noi ogni mercato è interessante. Quello americano è, naturalmente, più grande e, nello stesso tempo, aperto. In Europa ogni nazione ha una propria cultura musicale. Non rileviamo particolari differenze tra gli utenti. Al contrario, i nostri prodotti uniscono i musicisti e gli sviluppatori di strumenti di tutto il mondo. Un ottimo esempio possono essere Reaktor, la User Library e il modo in cui la rete degli utenti può comunicare sul prodotto, come si creano contatti e come ci si scambiano musiche e idee. E tutto ciò senza che le nazionalità e lo origini abbiano importanza!

Questo articolo sarà seguito da una recensione del Pro53 e da una rewiew del CD di campioni Synthetic Drums

 

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