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Scritto da Sin Night   
Giovedì 26 Ottobre 2006 19:00

FabFilter Twin
25-06-2006

 

 

Un paio di anni fa una piccola realtà olandese chiamata FabFilter comparve dal nulla proponendo un sintetizzatore che portava lo stesso nome e dall'architettura non certo rivoluzionaria.

L'intento però era chiaro. Proporre l'ennesimo Virtual Analog, la "solita" catena oscillatore>filtro>amplificatore, ma stavolta con una cura maniacale per gli elementi base, soprattutto lo stadio di generazione ed il modello del filtro.
Del resto, se hai deciso di chiamarti letteralmente "Filtro Favoloso", significa che quel nome è anche la tua missione, no?
FabFilter One è stato accolto bene dalla critica. "Il filtro nativo migliore sul mercato - in parecchi hanno detto - assieme a quelli del team GForce (per chi conosce quelle bestioline chiamate impOSCar e Minimonsta:Melohman …)".
Però è anche vero che FabFilter One è piuttosto limitato: scelte ridotte al minimo per oscillatore e filtro, poche possibilità di modulazione. Per quanto si comporti egregiamente come basso synth e in parte come lead, altre applicazioni timbriche gli sono precluse.
Ed era un peccato, perché con quel suono chissà quali altre timbriche - magari più complesse, da autentico polysynth - sarebbero possibili…

Ragionando a posteriori, potremmo pensare che forse FabFilter One è stato anche un banco di prova, un prototipo con il quale gli sviluppatori hanno sperimentato alcune funzionalità prima di implementare l'intera visione in un progetto più ambizioso.
Questo percorso di consolidamento del know-how trova conferma anche nel successivo progetto, un effetto chiamato Volcano, che esplora ulteriori possibilità di filtraggio e si colloca in una nicchia di mercato piena di competizione (Antares Filter, PSP Nitro, Ohmforce Quad Frohmage, Basement Arts Frantic Filter…).

Dopo questa premessa, andiamo oggi ad analizzare FabFilter Twin, d'ora in poi abbreviato in FFT.

 

FabFilter Twin
25-06-2006

 

Molte persone fecero notare come FabFilter One fosse un'emulazione esplicitamente non dichiarata del glorioso Korg MS-10 (almeno per quanto riguarda l'architettura).

Senza molta sorpresa (e questo è di certo un bene!) FFT replica via software i circuiti del fratello maggiore, ovvero l'MS-20.

Per chi vuole approfondire il discorso sugli illustrissimi modelli di riferimento, la rete è piena di informazioni, per esempio:

www.vintagesynth.com/korg/ms10.shtml
www.vintagesynth.com/korg/ms20.shtml
www.analogue.org/mr/ms20/

Tra le varie considerazioni che si possono fare, solo a leggere i nomi degli utilizzatori si capisce quanto questi suoni non solo siano attualissimi nelle più svariate produzioni (elettronica, pop, dance...), ma anche di come stiamo parlando veramente della crema del suono analogico, lasciando stare per una volta il nome Moog.

Ma veniamo alla nostra prova. La versione in nostro possesso è stata aggiornata alla v1.1, che - oltre all'inevitabile lista di bugfix e ad un'ottimizzazione dell'uso della CPU - ha aggiunto diverse caratteristiche a quelle esistenti. Elenchiamole:

  • due oscillatori con possibilità di hard-sync, phase-sync, panning sul fronte stereo e portamento polifonico
  • due filtri multimodo indipendenti con diverse caratteristiche e possibilità di routing
  • 24 slot per la modulazione dei parametri attraverso logica drag&drop
  • 3 LFO
  • 3 generatori di inviluppo
  • polifonia a 32 voci con unisono attivabile
  • MIDI learn
  • oltre 500 preset organizzati in categorie

Iniziamo il nostro viaggio partendo inevitabilmente dalla generazione sonora.
Come abbiamo detto FFT dispone di due oscillatori.

Le regolazioni possibili qui sono le tipiche di un analogico.
Master Tune/Scale determinano la frequenza di entrambi gli oscillatori, con intervento rispettivamente in centesimi e per ottave. Viceversa Detune/Scale è riferita al solo secondo oscillatore.
Degna di nota è l'escursione del Detune, che ha una variazione di +/- un ottava ma che presenta al tempo stesso una sensibilità maggiore attorno allo zero, per ottenere un detuning preciso quanto vogliamo. Molto utile.

E' interessante notare come alcuni potenziometri abbiano una doppia funzione e consistano in un pomello centrale e un anello intorno, detto anche corona circolare. In questo caso l'etichetta bianca indica la funzione del pomello (es. il livello in dB del rumore bianco/rosa) mentre l'etichetta nera lo fa per la corona (es. la regolazione del pan).
E' un modo intelligente di ottimizzare lo spazio sull'interfaccia e raggruppare con logica quelle regolazioni che viaggiano sempre insieme, come volume/pan e ottava/tune per un oscillatore.

Tra l'altro in FFT regolare a zero il volume di un oscillatore equivale a disattivarlo e risparmiare CPU.

FabFilter Twin
25-06-2006

Le forme d'onda selezionabili sono tre: triangle, sawtooth e square. Per quest'ultima possiamo variare anche la larghezza dell'impulso (il famoso pulse width) e renderla anche destinazione della modulazione, un classico nel lessico analogico.
L'assenza di una sinusoide come quarta forma d'onda si fa un po' sentire. Certo, partendo da una triangolare e lavorando un po' con il filtro si può ottenere un risultato simile, ma un'aggiunta di questo tipo sarebbe stata senz'altro apprezzata. Speriamo di essere accontentati in un futuro upgrade.

Il piccolo pulsante che raffigura una porta MIDI abilita il Phase Sync.
In questo modo l'oscillatore resetta la sua fase ogni volta che premiamo un tasto sulla tastiera e produciamo quindi un evento di note-on.
Come sottolinea il manuale, ciò è utile con patch di tipo percussivo che hanno un attacco immediato e un decay rapido. Per tutte le altre applicazioni, è consigliabile lasciarlo disattivato.

Il potenziometro chiamato Sync è responsabile del famigerato effetto hard-sync, di gloriosa e ottantiana memoria. Quello che succede per valori maggiori di 1 è una sempre maggiore compressione dei cicli (il manuale usa il termine "squeeze") da parte dell'oscillatore che aggiunge progressivamente armonici e conferisce al suono una caratteristica metallica.
Anche questo effetto per essere apprezzato va reso dinamico, attraverso opportuna modulazione. Sfido chiunque dopo a non riconoscerlo!

Sulla parte sinistra troviamo il generatore di rumore con regolazioni di pan e volume.
Un selettore serve a scegliere il tipo di rumore tra bianco e rosa. A differenza del rumore bianco - la cui potenza non varia lungo tutto lo spettro - il rumore rosa è caratterizzato dalla maggiore potenza delle componenti a bassa frequenza. Questo comportamento riflette quello dell'orecchio umano, tanto è vero che il rumore rosa si utilizza come segnale per calibrare strumenti, casse, equalizzatori ecc. Per maggiori approfondimenti: http://en.wikipedia.org/wiki/White_noise

Chiudiamo questa sezione con il Portamento. Il potenziometro serve a regolare il glide che accompagnerà la transizione da una nota all'altra.
Con l'apposito comando possiamo scegliere tra le due modalità HL e LE.
HL sta per High/Low e corrisponde al portamento classico, in cui il glide si otterrà sempre, alla pressione di qualsiasi tasto.
LE invece è il portamento "legato" (in inglese spesso è detto fingered), in cui la prima nota suonata non è affetta da glide che interverrà solo per le successive.

Attenzione: l'implementazione di FFT del portamento è polifonica!
Questo permette di suonare accordi in cui ciascuna voce ha il suo glide. Con i pad e la giusta dose si ottengono effetti molto suggestivi.


Veniamo ora al cuore dello strumento, la sua vera arma in più. I filtri.
Già disponendo di un'ottima base (l'esperienza maturata con FabFilter One), gli abili sviluppatori olandesi qui hanno dato il meglio, seguendo una modellazione senza compromessi per evitare ogni tipo di artefatto sonoro e raggiungere la più completa flessibilità.

I filtri sono due, multimodo e del tutto indipendenti. E' possibile dunque configurarli in tre modalità: Serial, Parallel e Per Oscillator.

Serial: Filter 1 processa l'insieme dei generatori (la coppia di oscillatori e la sorgente di rumore) per poi passare l'output a Filter 2.

Parallel: il processing avviene in parallelo. Ciascun filtro elabora i due oscillatori ed il rumore per conto proprio. I due output possono essere mixati a piacere.

Per Oscillator: simile a Parallel, ma in questo caso Filter 1 processa solo Oscillator 1 e Noise, mentre Filter 2 processa solo Oscillator2 e Noise.

Per ogni filtro possiamo regolare il valore della frequenza di taglio (l'immancabile cutoff).
Essendo ciascun filtro stereo, possiamo anche variare l'offset del taglio tra i canali destro e sinistro muovendo la corona: ruotandola on senso anti-orario diminuiremo il cutoff del canale sinistro e aumenteremo contemporaneamente il cutoff del canale destro. Risultato ovviamente opposto ruotando in senso orario.
Dato oltretutto che questo parametro si può modulare, si possono ottenere dei giochi stereo davvero interessanti.

Anche qui, come nel caso degli oscillatori, un filtro può essere disattivato tramite l'apposito pulsante, diminuendo il peso sul processore.

Peak è qui il termine che indica la risonanza (laddove altri celebri analogici usano come sinonimo "emphasis"). Qui a seconda delle regolazioni l'effetto varia da una leggera accentuazione attorno alla frequenza di taglio durante uno sweep fino alla cattiveria assoluta, visto che ad un certo punto il filtro inizia ad auto-oscillare e possiamo farlo letteralmente urlare.
Non c'è che dire, un comportamento veramente impressionante che invito tutti voi a provare.

I filtri sono multimodo. Possono lavorare come passa-basso, passa-alto e passa-banda (rispettivamente LP, HP e BP) e con pendenza selezionabile tra 12 dB/ottava e 24 dB/ottava.

Un menu a tendina consente di selezionare la caratteristica del filtro.
FFT ne mette a disposizione sei (tre sono state aggiunte con l'upgrade alla v1.1).

FabFilter One come è facile immaginare è il filtro presente nel precedente synth. Il manuale lo indica come ideale per un uso generico. Gli estremi della famiglia sono rappresentati da Gentle ("smooth-sounding") e Raw ("extreme, lots of overdrive").
Praticamente abbiamo un ulteriore grado di libertà, oltre alla coppia cutoff/resonance, che dona al suono qualcosa che - retorica a parte - può essere riassunto con un unico termine: personalità.
Per comprendere le sfumature tra le caratteristiche è utile selezionare una patch che prevede un movimento del filtro, per esempio uno sweep controllato da un inviluppo, aggiungere un po' di risonanza e via via passare in rassegna Gentle, Raw, Tube ecc

 

FabFilter Twin
25-06-2006

Cliccando sul piccolo quadrato sotto Filter 2 accediamo a quello che è chiamato "Interactive filter display".

E' una visualizzazione alternativa a quella con i controlli rotativi, in cui attraverso la combinazione mouse+tastiera possiamo regolare i filtri - anche contemporaneamente - e avere un riscontro visivo:

  • usiamo il mouse per cambiare cutoff e risonanza di Filter 1 o Filter 2 (cliccando sulle due icone 1 o 2)
  • regoliamo contemporaneamente i due filtri muovendo il pulsante centrale. Lo stesso si può ottenere lavorando su un filtro ma tenendo premuto ALT
  • se rispetto a prima teniamo premuto anche CTRL (o Command su Mac) regoleremo ancora i filtri contemporaneamente, ma stavolta in direzione opposta
  • clicchiamo sulle icone 1 o 2 tenendo premuto SHIFT per cambiare pendenza, 12 o 24 dB/ottava
  • clicchiamo sulle icone 1 o 2 tenendo premuto CTRL (o Command su Mac) per scegliere la modalità, LP/HP/BP

Cosa dire in definitiva di questa sezione?
Quando si parla di musicalità del filtro, intendiamo la capacità di mantenere un suono coerente lungo tutta l'escursione dei suoi parametri, senza introdurre rumori, click o artefatti nelle regolazioni più estreme.
E questo magari offrendo un'interfaccia chiara a chi - programmandolo - è innanzitutto un musicista e non un ingegnere.
Da questo punto di vista allora FFT supera a pieni voti l'esame, visto che le sue superbe prestazioni "soniche" sono veramente a portata di mouse (o controller, ancor meglio), almeno per chi ha la volontà di addentrarsi in questi splendidi e appaganti meandri.

Tutta questa potenza però rischia di essere sfruttata solo a metà se non si riesce a pilotare nel tempo questi elementi, padroneggiando l'espressività di cui dispone questo strumento.
Andiamo a parlare quindi di modulazione, iniziando con la sezione dei generatori di inviluppo.

FFT ha tre generatori di inviluppo per voce.
EG main controlla l'inviluppo del volume, oltre che a costituire a sua volta una sorgente di modulazione.
E' nel tipico formato ADSR, ovvero Attack, Decay, Sustain e Release.
I range dichiarati sono i seguenti:

  • Attack - [1 millisecondo : 18 secondi]
  • Decay - [50 millisecondi : 21 secondi]
  • Release - [6 millisecondi : 23 secondi]

Ci sono ulteriori differenze tra EG main e la coppia EG 1-2.
Il primo presenta anche la regolazione del parametro Hold, mentre EG 1 e EG 2 hanno il Delay (il tempo che intercorre prima che l'inviluppo entri in gioco) e lo switch per invertirne l'offset.

A sinistra dei generatori di inviluppo c'è la sezione LFO.

FFT ne mette a disposizione tre.
Possiamo scegliere la forma d'onda tra triangolare, quadrata, sinusoidale, "random-triangle" e sample&hold. Una seconda regolazione riguarda la simmetria della forma d'onda attraverso il potenziometro chiamato Balance.

Sopra il selettore della forma d'onda c'è quello che controlla la sincronizzazione. Mettendolo in prima posizione (icona del lucchetto) disabilitiamo la sincronizzazione via Host e la frequenza del LFO è specificata in termini assoluti, cioè in hertz.
Spostando il selettore in seconda posizione, abilitiamo la sincronizzazione. Ce ne accorgiamo perché contemporaneamente il potenziometro FREQ cambia scala, passando da 0-10 a una serie di figure ritmiche. E' possibile così specificare la velocità dell'LFO da un minimo di 16 battute (è la velocità più lenta, significa che l'oscillatore a bassa frequenza copre un ciclo ogni sedici battute) a un massimo di 1/64 di battuta.
Le ultime due posizioni del selettore permettono di specificare valori ritmici rispettivamente "con punto" (dotted) e terzinati. La frequenza scelta sarà allora una volta e mezza quella nominale (seconda posizione) o due terzi.
Infine, il pulsante che raffigura una porta MIDI permette di resettare la corsa dell'LFO ad ogni nuovo evento di note-on, esattamente quanto detto per il Phase Sync degli oscillatori.

A questo punto, introdotti i principali segnali di controllo, possiamo vedere come la modulazione è gestita in questo strumento.
FFT introduce un originale sistema basato sul drag&drop per gestire i collegamenti tra segnale sorgente di modulazione e parametro da modulare.

Supponiamo di voler modulare il cutoff di Filter 1 con l'inviluppo generato da EG 2.
Clicchiamo sull'icona a forma di mirino di EG 2. Tutta l'interfaccia di FFT diventa scura, lasciando evidenziati i potenziometri di tutti i parametri modulabili.

Appena iniziamo a trascinare l'icona vedremo due linee.
La prima va dall'icona su cui abbiamo cliccato all'etichetta chiamata <source> del primo slot di modulazione libero. La seconda linea va dall'etichetta chiamata <target> al cursore del nostro mouse.

Ora trasciniamo il cursore sul potenziometro che vogliamo modulare (la seconda linea segue il movimento del mouse) portandolo sul cutoff di Filter 1.

Ecco fatto. Abbiamo appena impostato una modulazione. Ora non resta che dosarne la profondità attraverso l'apposito potenziometro.

Quali sono i segnali che possiamo usare come sorgenti di modulazione? Abbiamo:

  • LFO 1, 2 e 3
  • EG Main, EG 1 e EG 2
  • Velocity
  • Keyboard track
  • Modulation wheel
  • Pitch bend
  • Aftertouch

Per controllare se un segnale è già impegnato a modulare qualcosa, con un doppio click l'interfaccia diventerà scura evidenziando con i famosi segmenti tutte le eventuali modulazioni esistenti.
Muovendo il mouse, l'interfaccia tornerà nella sua visualizzazione ordinaria.

 

FabFilter Twin
25-06-2006

Un parametro interessante da modulare è la profondità stessa della modulazione!
A cosa serve?
Supponiamo di voler creare un vibrato. Semplice: pilotiamo l'intonazione di un oscillatore con un LFO.
Supponiamo però di volere il vibrato soltanto quando muoviamo la modulation wheel. Nessun problema: creiamo un secondo percorso tra l'icona della modulation wheel e il potenziometro di profondità dello slot precedente.

I restanti comandi servono per invertire la modulazione (come se la profondità stavolta andasse da 0 a -10), bypassare temporaneamente lo slot o resettarlo.

Gli slot sono 24, raggruppati in file da 8, visualizzabili cliccando sulle lettere A, B e C sotto l'etichetta "Slot Banks".

Praticamente ogni parametro è modulabile. Sono però proibite quelle connessioni che produrrebbero un loop infinito, come la modulazione di un parametro di un EG con l'EG stesso.
In questo caso, all'atto della creazione di tale legame pericoloso vedremo comparire sull'interfaccia un segnale di warning mentre lo slot verrà comunque ignorato.

Terminiamo l'analisi dell'architettura di FFT con le sue sezioni "minori".
Alla destra dei filtri c'è il volume generale e lo stereo spread, anche questi target di modulazione.

Nella parte inferiore dell'interfaccia ci sono le impostazioni per la polifonia e l'unisono.
Sulla prima niente di particolare da dire: mono o poly, niente di trascendentale.
Lavorando polifonicamente, ogni nota suonata fa da trigger per gli inviluppi. Questo ovviamente non è vero lavorando monofonicamente.
In entrambe le modalità possiamo attivare l'unisono, che fa suonare più voci alla pressione di un singolo tasto. Queste voci saranno distribuite sul panorama stereo e verranno stonate mediante il potenziometro Detune.
Gli amanti delle sonorità veramente "fat" (o phat, come si ama scrivere nel gergo) non resteranno delusi.

Per finire, abbiamo il MIDI learn.
Se non lo avete ancora capito, FFT dispone di un'espressività veramente fuori dal comune.
Per farlo cantare, vibrare, urlare, specialmente in un contesto live è fondamentale poterlo pilotare in tempo reale con la massima flessibilità e facilità.
Da questo punto di vista è possibile pilotare con un controller MIDI qualsiasi parametro.
L'associazione è praticamente immediata:. A questo punto:

1. abilitiamo il MIDI learn con l'apposito switch
2. muoviamo il potenziometro (virtuale) sull'interfaccia che vogliamo pilotare dal controller
3. muoviamo il potenziometro (reale) sul controller MIDI.

Fatto. Semplice no?


I preset sono oltre 500 e coprono praticamente tutti i ruoli che uno si aspetterebbe da un sottrattivo di questo rango. Diversi sound-designer blasonati hanno creato le patch sfruttando le numerosissime combinazioni offerte dai filtri e dalla modulazione.

Prendiamo per esempio in considerazione i bassi. Il menu li divide in quattro categorie: Acid, Acoustic, Dance, Vintage. Qui i filtri si fanno davvero sentire in tutta la loro "musicalità".
Una regolazione all'inviluppo, creiamo - se ancora non c'è - la modulazione del cutoff con la modulation wheel e senza accorgercene abbiamo già composto un riff.
Un'unica raccomandazione: i suoni dichiarati come "cattivi" lo sono davvero, occhio alle casse!

FFT introduce anche un secondo concetto di preset. Parliamo dei "Section Preset".
Ogni sezione (oscillatori, filtri, EG, LFO) può salvare la propria regolazione in un preset.

Ciò rende possibile riutilizzare (richiamandola al volo) una certa regolazione dei filtri (o degli oscillatori) in una seconda patch. Idea semplice, ma estremamente utile.
Questi preset sono memorizzati di default in:
Documents and Settings\<nome_account>\Dati applicazioni\FabFilter\Twin\Component Presets\


Concludiamo questa recensione con una breve considerazione sull'uso e sullo strumento in generale.

FabFilter Twin è un sottrattivo impressionante, non c'è molto da aggiungere.
E' relativamente semplice da apprendere e padroneggiare, ma al tempo stesso è profondo, flessibile e potente.
Grandissimo suono. Ha tutte le carte in regola per diventare l'unico analogico di cui la vostra DAW può aver bisogno.
Non ci credete? Beh, allora andatevi a sentire il seguente demo mp3 realizzato da Photek

http://www.fabfilter.com/products/fftwin-demo-photek.mp3

Paura, eh?

Requisiti di sistema:

Windows XP/2000/98/Me/2003, processore in grado do sfruttare le istruzioni SSE, host compatibile VST 2
Mac OS X 10.3 (Panther) o superiore, G4 o superiore con AltiVec, host compatibile Audio Units o VST 2

Sito: http://www.fabfilter.com

Ultimo aggiornamento Lunedì 26 Ottobre 2009 19:23
 

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