| Ultra Analog Session |
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| Scritto da Francesco Silvestri | |||||||||
| Martedì 10 Ottobre 2006 14:47 | |||||||||
Pagina 1 di 2 Il nome Applied Acoustic Systems è stato tra i primissimi a farsi notare per l'uso della sintesi a modelli fisici, in inglese chiamata Physical Modeling (PM).
Ma cosa vuol dire “sintesi a modelli fisici”? Nelle parole dello stesso sviluppatore di casa AAS, significa definire un accurato modello matematico dell'oggetto che si vuole simulare. Questo modello è espresso attraverso una serie di equazioni che, risolte in tempo reale, permettono di generare il suono prodotto dell'oggetto stesso. Si pensi a un martello che colpisce una corda: esisterà allora un modello per il movimento del martello, un altro per l'oscillazione della corda ed un altro ancora per l'interazione tra martello e corda. Questo significa per esempio che il suono prodotto potrà essere diverso a seconda che la corda sia inizialmente a riposo piuttosto che già in oscillazione, e così via. Già da qui si capisce come il PM consenta un'espressività superiore al semplice playback di campioni, per quanto questi possano essere di alta qualità, proprio perché va a considerare ulteriori fattori quali le caratteristiche dei singoli componenti, l’interazione tra esecutore e strumento, le condizioni iniziali ecc. Per chi vuole approfondire l'argomento, la rete è ovviamente piena di materiale.
L'oggetto di questa recensione è Ultra Analog Session (d'ora in poi abbreviato in UAS).
In effetti non cambia nulla perché il discorso è sempre applicabile, solo che ora gli “oggetti” da modellizzare sono gli oscillatori, i filtri, gli stadi di amplificazione e tutte quelle variabili che caratterizzano un circuito di uno strumento vintage, compresa (anzi, soprattutto!) l’aleatorietà propria dei sintetizzatori di trenta anni fa: instabilità dell’intonazione per gli oscillatori, non linearità dell’amplificazione, filtri che vanno in saturazione ecc. In un'unica parola, quel “calore” che oggi nel dominio digitale è una vera e propria ossessione. UAS può essere considerato come una versione “ridotta” di Ultra Analog VA-1. In che senso? VA-1 è l'ammiraglia di casa, è una simulazione analogica programmabile in ogni suo aspetto: generazione, filtraggio, modulazione.
UAS dal fratello maggiore riprende lo stesso motore di sintesi, quindi l'identico, celebratissimo suono (leggete le recensioni entusiastiche sui vari magazine specializzati), al prezzo di una programmabilità ridotta. Ci si guadagna in immediatezza, visto che non tutti magari hanno l'esigenza di impostare ogni parametro esistente, e ovviamente dal punto di vista economico, visto che UAS costa la metà di VA-1. Se ci pensate bene, questo binomio non rappresenta neanche una novità sul mercato, visto che ci sono stati gli esempi di casa Native Instruments con Reaktor e Reaktor Session e ancor prima con Reaktor e Dynamo, fino alla linea Xpress Keyboards che racchiude versioni light di FM7, B4 e Pro53. La stessa AAS ripropone lo stesso concetto con Lounge Lizard e Lounge Lizard Session. Tornando a UAS, come sottolineato anche nel manuale, qui non c’è un tentativo di emulare un particolare modello vintage (come le produzioni GForce, Arturia e più velatamente FabFilter – vedi recensione di quest’ultimo qui http://www.xelenio.com/recensioni/Fabfilter-Twin/). UAS è invece un condensato di quelle che – almeno secondo AAS – sono le migliori caratteristiche dei blasonati sintetizzatori del passato.
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