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Perchè FM7
Il mercato dei sintetizzatori virtuali si è da sempre
indirizzato verso due categorie di utenti: quelli che cercano
una macchina in grado di offrire varie catene di sintesi e
di essere, quindi, molto versatili, quelli che cercano degli
strumenti in grado di replicare tutte le caratteristiche di
alcuni leggendari synth vintage.
Di quest'ultima categoria vale la pena di ricordare il Model-E
della Steinberg (uno dei primi synth di questo tipo) che ricreava
(con l'aggiunta della polifonia) le caratteristiche dei Minimoog
Model-B e Model-C, il Pro52 della Native Instruments che replicava
in tutto e per tutto il ProphetV, il Waldrof PpgWave che cercava
di replicare l'omonimo hardware, il B4 clone dell'Hammond
e l'M-Tron coi campioni originali del Mellotron. Uno degli
ultimi nati è l'FM7 che, come si può già
intuire dal nome, cerca di ricreare perfettamente la struttura
della famiglia DX prodotta dalla Yamaha negli anni '80. Ovviamente
il modello ispiratore (e quello più importante della
serie) è la DX7, famoso synth vendutissimo (circa 200.000
strumenti) che ebbe il merito di portare la sintesi in modulazione
di frequenza (FM) alla portata di tutti.
Per i non addetti ai lavori, la sintesi FM si basa sul principio
di due onde sinuoidali di cui una modula l'altra generando
quindi un vibrato enorne che varia in modo drastico la natura
armonica della sinusoidale modulata, riuscendo così
a ricreare qualsiasi suono, artificiale e non.
Sonorità tipiche della serie DX sono i Bells (che si
sono sempre distinti per la loro presenza brillante), i Pads
(morbidi e vellutati), gli El.Piano (con preset che sono diventati
uno standard del General Midi), le Percussioni (dall'attacco
molto incisivo) e i Clavi (aggressivi e realistici).
I synth DX erano (e sono) in grado di generare anche sonorità
analogiche molto credibili. Per questo tali strumenti ebbero
un successo clamoroso, collegavano il passato (gli analogici
degli anni '60 e '70) e il futuro (sintesi FM, Midi e programmazione
digitalizzata), anche se tutto ebbe un costo: la fine dell'era
dei potenziometri.
In sintesi
Ora la Native Instruments (sempre lei!) ci offre questo prodotto
che ha tutto della serie DX: ci sono 6 Operator (uno per ogni
onda sinusoidale modulabile) con i parametri di Level, Pan,
Ratio, Offset, Velocity e Key Scaling (in più, cosa
che manca nelle vecchie DX, c'è la possibilità
di selezionare una forma d'onda da modulare diversa dalla
sinusoidale) oltre a tutta la serie di inviluppi; le sezioni
X e Z dedicate al filtraggio; e le sezioni dedicate al Pitch
all'LFO e alla Modulation (che modificano in modo prezioso
il suono generato): infine c'è la sezione Master in
cui si può regolare l'intonazione generale dello strumento,
il suo volume e si possono aggiungere degli effetti al suono
in uscita (anche questa è un'aggiunta rispetto agli
hardwares DX).
Per i meno esperti c'è anche una sezione denominata
Easy in cui è possibile, partendo da un preset-base,
modificare quei parametri essenziali per effettuare delle
modifiche basilari del suono da produrre.
Infine la novità più importante: è possibile
importare anche i preset originale della serie DX in quanto
l'FM7 è in grado di leggere i sysex delle varie DX
(ricordo che con la DX7 e con la DX7 II si è gia in
era Midi): quindi si può accedere a tutte le librerie
che nel tempo sono state prodotte dai (e per i) musicisti
che usavano la DX7 ( se si fa una ricerca in rete, in poco
meno di un'ora è possibile scaricare qualche decina
di migliaia di banks di sysex gratuiti).
Cos'altro dire? L'FM7 è "modicamente" avaro
di risorse, ho usato il termine -"modicamente" avaro-
perchè nessun Softsynth è leggero in termini
di richieste alla CPU del proprio computer. Comunque con un
moderno processore (un Mac G4 o un Pentium IV) è possibile
svolgere un lavoro completo con l'FM7 all'interno di un sequencer.
Riguardo al problema sequencer, FM7 supporta sia lo standard
Vst (e quindi è completamente automatizzabile all'interno
di Cubase, Nuendo, Logic Audio, Live! e tanti altri) che quello
Dxi (ad es. Cakewalk).
I preset forniti dalla Native Instruments sono molti e cercano
di soddisfare sia i "nostalgici" delle DX7 (ricreando
molti dei preset originali) che gli sperimentatori vogliosi
di rendere attuale e compatibile con le nuove esigenze (perciò
anche l'aggiunta della sezione effetti) la sintesi FM attraverso
delle sonorità innovative editate dagli ingegneri della
NI prorpio per stimolare la riscoperta delle DX (che, in verità,
non sono mai state dimenticate).
Maggiori info: www.nativeinstruments.de
Attilio De Simone
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