I requisiti di sistema sono i seguenti:
- Windows 98, ME, 2000, XP
- Pentium III 800MHz
- 128MB RAM
- ASIO, DirectSound
- VST, DXi
- Mac OS X 10.2, 10.3, 10.4
- PowerPC G4 733MHz
- 256MB RAM
- CoreAudio – VST, AU, RTAS
UAS non è ancora compatibile con i nuovi sistemi Mac basati su Intel. AAS ci informa che un update gratuito sarà disponibile quanto prima.

UAS si basa sul concetto di “engine”.
Un engine rappresenta una configurazione, un insieme di settaggi base che sono stati pre-impostati per una certa famiglia sonora.
Scelto un engine, non sarà possibile modificare la totalità dei parametri, ma solo quelli che – engine per engine – sono considerati essenziali, mentre tutti gli altri rimangono nascosti dall'interfaccia e non accessibili. Avete presente la pagina “Easy Edit” di FM7? Ecco, il concetto è abbastanza simile.
Gli engine sono stati classificati in quattro categorie (Basses, Leads, Pads e Poly Synths) e per ognuna abbiamo cinque variazioni alle quali è stato associato anche un nome. Per esempio Bass 3 è chiamato “Jaco” e PolySynth 4 è “Epic Trance”. Abbastanza eloquente, no?
I venti engine sono a tutti gli effetti dei preset pronti all'uso, ma andrebbero anche considerati come punto di partenza, dei “template” da raffinare per adattarli al meglio all'arrangiamento sul quale stiamo lavorando.
UAS viene in dotazione con altri 54 preset, sempre organizzati nelle suddette categorie.
Ecco di seguito l’elenco:
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Bass 64dB 1 |
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Bass 64dB 2 |
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Bass 64dB 3 |
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Bass 80's 1 |
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Bass 80's 2 |
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Bass 80's 3 |
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Bass Blazing Red |
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Bass Disco 1 |
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Bass Disco 2 |
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Bass Imagination |
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Bass Jaco |
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Bass Nothing but Saw |
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Bass Saw |
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Bass Saw Sub |
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Bass Saw Sub Dist |
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Bass Wha |
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Bass Xtreme Sync |
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Harmonics Sweep |
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Lead Blazing Red |
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Lead Blazing Red More Dist |
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Lead Crying Harmonics |
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Lead Dream 70's |
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Lead Master |
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Lead Ping Pong Saw |
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Lead Raw |
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Lead Saw |
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Lead Square |
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Lead Square Close |
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Lead Square Open |
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Lead Tiny Rect |
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Lead Xtreme Sync |
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Pad Bright |
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Pad Bright Standard |
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Pad Bright Strange Texture |
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Pad Coolos |
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Pad High Freq |
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Pad High Freq Lovely |
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Pad High Freq Texture |
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Pad Master |
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Pad Raw Strings |
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Analog Brass JX |
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Analog Clav |
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Brass and Strings |
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Brass Ensemble |
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Brass Ensemble Sub |
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Brass Straight |
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Chords Relax |
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Chords Sweeper |
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Epic Trance |
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Orchestra |
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Poly Chorus |
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Poly Master |
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Poly Rect |
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Power Synth |
La selezione dei preset avviene mediante un browser posto alla sinistra dell'interfaccia.

Come si può vedere, questo è molto simile alla finestra stile “esplora risorse” di un sistema operativo. In questa struttura ad albero possiamo comprimere o espandere le categorie, crearne di nuove e così via.
Una volta selezionato un engine (o un prese) mediante doppio clic all'interno del browser, se vogliamo possiamo iniziare a modificarlo. Questo avviene attraverso cinque moduli:
- Keyboard
- Osc
- Filter
- Amp
- Effects

Nel modulo Keyboard possiamo variare l'intonazione generale con un'escursione massima di un semitono. Attraverso lo switch Mono lo strumento entra in modalità monofonica e sarà possibile determinare l'entità del portamento con il potenziometro chiamato Glide.

Nel modulo Osc ci sono due potenziometri: Detune e Sub (o Ratio).
A seconda dell'engine selezionato, UAS fa uso di uno o due oscillatori. Nel primo caso Detune varia la frequenza dell’output prodotto dall’oscillatore. Nel caso di due oscillatori usati il potenziometro in questione opera invece come controllo “fat” (o phat come si ama scrivere nel gergo) variando l’intonazione del secondo oscillatore rispetto al primo.
Anche il secondo pomello virtuale dipende dall’engine selezionato.
In alcuni, l’etichetta mostrerà la scritta “Sub” e ciò sta a significare che possiamo dosare un secondo segnale, intonato un’ottava sotto il pitch dell’oscillatore principale.
In altri engine l’etichetta diventa “Ratio” e ciò significa che la patch in questione è in modalità “sync” (molti altri strumenti parlano di hard-sync). Cosa significa? In estrema sintesi, due oscillatori sono in sync quando uno controlla il reset dell’altro. Questa operazione di sincronizzazione non altera l’intonazione dell’oscillatore controllato, ma solo il suo contenuto armonico.
Ratio indica appunto il rapporto tra le frequenze dei due oscillatori.
Provate a variare questo parametro e riconoscerete subito l’effetto familiare.

Il tipo di filtro dipende dall’engine selezionato, visto che a seconda dei casi la patch in questione può far uso di passa-alto (HP), passa-basso (LP) o passa-banda (BP).
Quale che sia il filtro in azione, Cutoff controlla la frequenza di taglio mentre Q è la risonanza.
Un ulteriore controllo sul cutoff è rappresentato da un inviluppo (ENV) che può essergli applicato. In questo caso suonando una nota sulla tastiera la frequenza di taglio si sposta dal valore impostato da Cutoff, per tornarvi di nuovo seguendo l'andamento dell'inviluppo.
Attack determina la velocità di questo movimento mentre Amount l'entità di questa modulazione.

Questo modulo consiste in un controllo di volume più un secondo generatore di inviluppo di cui possiamo controllare i tempi di attacco (Attack) e rilascio (Release).
La sezione effetti permette di dare il tocco finale al nostro suono, mediante tre moduli di chorus, riverbero e delay liberamente configurabili.
Il chorus può funzionare anche da flanger.
Degna di nota è anche la possibilità di scegliere la configurazione tra quattro disponibili.
In questi diagrammi, A è il chorus, B il delay e C il riverbero.
Esempi: la prima configurazione significa un processing puramente seriale, dove è applicato prima un chorus, poi un delay e infine un riverbero.
La quarta configurazione significa che a valle dell'amplificatore il segnale è sdoppiato e ad ogni copia è applicato un effetto diverso (chorus e delay), dopodiché il mix viene processato dal riverbero.
Ogni effetto dispone di menu e tendina per selezionare un particolare algoritmo. Per esempio il riverbero dispone di nove algoritmi (tra cui Hall, Room e Club) mentre il delay ne ha sette (vari ping-pong, tape delay ecc.).
Veniamo ai controlli. Tutti e tre hanno una regolazione di Mix che consente di miscelare i segnali dry e wet.
Chorus e delay hanno poi i controlli Depth e Rate, mentre per il riverbero ci sono Decay e Color.
Sono tutti abbastanza auto-esplicativi (Color non è altro che il camping, cioè il tempo di assorbimento delle alte frequenze) per cui non mi dilungo oltre, anche perché il manuale è più che chiaro su questo.
Oltretutto tutti gli effetti possono essere messi in bypass, per cui sono possibili anche patch con solo chorus, solo flanger e delay oppure completamente dry, magari perché vogliamo processarle con effetti dedicati.
OK, detto tutto questo, come suona?
Come premessa, devo sottolineare che per rendere pienamente giustizia a questi strumenti è necessario un impianto di riproduzione minimamente decente.
I possessori di Sound Blaster varie (con i loro famigerati convertitori DA) e casse multimediali da pochi euro andranno incontro ad un'esperienza fortemente penalizzata. E in questo caso sarebbe un gran peccato, anche perché non si spiega come si fa ad ambire a certe sonorità – provando sintetizzatori di questo calibro - con un setup così non all'altezza.
Dopo questa premessa veniamo alle impressioni d'uso.
Devo confessare che inizialmente ero piuttosto scettico sulle reali potenzialità di UAS.
La sua architettura, volutamente limitata, mi sembrava troppo penalizzante e credevo che più di una manciata di suoni utili non avrei tirato fuori.
Ma dopo aver provato ed alterato estesamente tutti gli engine mi sono dovuto ricredere, in quanto questo sintetizzatore è molto, ma molto più flessibile di quello che sembra in un primo momento.
Per esempio, già solo modificando i tempi di attacco e rilascio per gli inviluppi di ampiezza e filtro si ottengono molte variazioni di una patch di partenza, fino a stravolgerla e riadattarla con successo ad un contesto musicale diverso.
Del resto gli analogici “vecchia scuola” hanno sempre presupposto questo tipo di elasticità mentale,
dove con uno-due strumenti si doveva provvedere a tutte le timbriche e con un paio di modifiche un pad diventava un basso.
Certo, per una programmazione un po’ più spinta alcuni limiti si fanno sentire.
Personalmente mi è pesata l’impossibilità di scegliere le forme d’onda per gli oscillatori o il tipo di filtro. Visto che ci sono, avrei anche gradito poter controllare l’LFO o perlomeno disabilitarlo.
Questo almeno nei pad è fondamentale.
E’ anche vero che i primi due problemi si possono aggirare caricando il template opportuno, per esempio gli engine “Lead Square” o “Bass Saw”.
E poi parliamoci chiaro: nel momento in cui si decide di creare il fratello minore di un sintetizzatore completo, è ovvio che occorre apportare dei tagli da qualche parte, no?
Qui ci si è trovati di fronte a un bivio:
- penalizzare il suono (mantenendo la piena programmabilità)
- penalizzare la programmabilità (mantenendo lo stesso suono di VA-1)
Fortunatamente è stata fatta la seconda scelta, tra le due sicuramente la più saggia.
Che senso ha avere un plugin completamente programmabile quando poi la pasta sonora rimarrà comunque mediocre? E il mercato è pieno di esempi di quest’ultimo tipo…
A questo aggiungiamo che sia gli engine sia i preset sono programmati estremamente bene e già così coprono un range di applicazioni sorprendentemente vasto. E’ però fondamentale spendere un po’ di tempo e prendere confidenza con tutti gli engine in modo da saper bene da dove partire e cosa andare a toccare.
Degno di nota è il filtro, eccellente per esempio nelle patch di basso e di brass, estremamente
piacevole negli sweep e con quella caratteristica che gli inglesi definiscono come “liquid”.
E cattivo quando serve! Si sente infatti che implementa un controllo di drive, similmente a quanto fanno oggi i mostri sacri Minimonsta, impOSCar e FabFilter (ormai diventa quasi monotono continuare citarli come termine di paragone, ma c’è poco da fare, oggi rimangono questi i riferimenti).
La differenza con VA-1 è che lì il drive è pienamente regolabile - guardate il suo screenshot qui sopra - mentre in UAS è nascosto e settato su valori predefiniti.
Un aspetto fondamentale quando si suona un Virtual Analog è replicare il più possibile l'esperienza “tattile”, l'interazione fisica con lo strumento, specie quando abbinato ad un controller MIDI con sufficiente dotazione di pomelli e slider.
UAS viene pienamente incontro a questa esigenza, visto che dispone di una modalità di MIDI Learn potente ed immediata (qui è chiamata MIDI Link): clic destro sul parametro da istruire, muoviamo la rotella sul controller ed il gioco è fatto.

Se poi vogliamo, possiamo anche raffinare andando a specificare i valori massimo e minimo dell'escursione del parametro controllato.
Non vogliamo più pilotare la risonanza con quel fader? Semplice ugualmente: clic destro, “Forget MIDI Link”. Fatto.
Da segnalare la comodità della versione standalone oltre che di quella formato plugin.
Ciò si rivela utile in tutte quelle circostanze (es. live, sound design) in cui non c'è una vera necessità di lanciare anche l’applicazione sequencer/host.
Ciò permette anche di non sprecare inutili risorse di sistema, visto che – come tutti i sintetizzatori basati su PM rispetto alla tradizionale sintesi sottrattiva – UAS non è proprio leggerissimo sulla CPU, specie con un elevato uso di polifonia.
Esempi audio:
- partendo dal preset “Raw Strings” ho modificato un po' l'inviluppo per renderlo ancora più morbido. Ho suonato questa sequenza di accordi modello string-machine aprendo lentamente il filtro - <esempio_1.mp3>
- come sopra, solo che ora ho disabilitato gli effetti interni e ho applicato due plugin esterni, Audio Damage PhaseTwo e E-Phonic RetroDelay - <esempio_2.mp3>
- un lead bello pesante suona tre battute, dopodiché entra una seconda istanza di UAS con un arpeggio di cui, con una lenta automazione – viene progressivamente aumentato il tempo di glide - <esempio_3.mp3>
- il preset Xtreme Sync fa da linea di basso sopra un pattern di batteria suonato da MicroTonic e distorto con CamelPhat3
- <esempio_4.mp3>
- una patch di brass suona due volte la stessa sequenza di accordi. La seconda volta il tempo di attacco dell'inviluppo del filtro viene aumentato rivelando progressivamente un feeling sintetico - <esempio_5.mp3>
Conclusioni.
La struttura semplificata, i preset veramente ben programmati e la possibilità di upgrade a VA-1 a un prezzo interessante (si paga esattamente la differenza di prezzo tra i due) sono tutte caratteristiche positive, specialmente per chi vuole iniziare con queste gloriose sonorità concentrandosi sugli aspetti essenziali e rimandando ad un secondo momento l’esperienza completa di programmare un modulare.
Il suono poi – il fattore principale in definitiva – lo pone alla pari delle migliori simulazioni analogiche viste di recente, al fianco di GForce e FabFilter. Decidere a quel punto il marchio favorito diventa anche un fatto soggettivo, ma l’importante era entrare in quell’olimpo e AAS ci è riuscita.
Recensione a cura di Francesco Silvestri
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