Native Instruments Reaktor
4 - Parte I
Quando si parla dei prodotti della Native Instruments si rischia
di sprecare gli aggettivi positivi a favore di questa ditta tedesca,
tanto che qualche lettore può cominciare a sospettare che
la NI abbia la capacità di corrompere i giornalisti che si
occupano di recensire i suoi prodotti. La verità è
unaltra, per fortuna: i prodotti della NI sono di una qualità
tale che non se ne può non parlare bene.
Sicuramente la NI ha fatto la storia della computer music, realizzando
dei prodotti che hanno aperto nuove possibilità ai musicisti,
da sempre abituati ad avere a che fare con hardwares e synths analogici
e digitali. Il software che analizzeremo oggi è il Reaktor
4, uno degli ambienti di creazione di strumenti tra i più
versatili.
La storia del Reaktor è lunga: alla fine degli anni 90
nacque il Generator, il primo synth virtuale modulare completamente
configurabile e personalizzabile, sulla scia del successo del Generator
la NI propose un campionatore (il Transformator) che aveva molti
punti in comune col Generator, anzi aveva così tanti punti
in comune che la NI decise di fondere i due prodotti in un unico:
il Reaktor.
Nacque il Reaktor (si partì dalla versione 2.0) e furono
meraviglie per i musicisti creativi e vogliosi di partecipare attivamente
alla modellazione dello strumento dei propri sogni, tutto era possibile
col Reaktor: synth analogici, digitali, a wavetable, campionatori,
a modulazione di frequenza (FM), granulari, synth a tecnologie miste
(era possibile miscelare i suoni di generatori che producevano con
tecniche diverse), synth vintage (col Reaktor è stato possibile
riprodurre le circuitazioni originali dei sintetizzatori che hanno
fatto la storia della musica mondiale), organi elettromagnetici
e pianoforti elettrici, effetti di tutti i tipi (dai phaser più
analogici ai deelay più digitali, dai leslie dannata
ai surround più recenti, dai flanger più aggressivi
ai chorus più liquidi e morbidi, dai vocoder ai talkbox,
ecc. ecc.), sequencer (semplicissimi o sofisticatissimi, è
stato sempre possibile realizzare la macchina di cui si è
avuto bisogno), mixer e tante altre meraviglie.
Lesperienza col Generator prima e col Reaktor poi si è
rivelata una specie di avventura nel mondo dei suoni, in cui i protagonisti
attivi sono stati i musicisti (a partire dal Reaktor non ci si è
più accontentati di uno dei tanti preset già confezionati
presenti sui tanti synth hardware, per quanto ottimi, ma si è
voluto ANDARE VERAMENTE A FONDO nella creazione delle sonorità
che più interessavano i musicisti). Ricordo con piacere ed
orgoglio la creazione del mio primo synth analogico, realizzato
in modo tale da soddisfare tutte le mie esigenze: versatilità
e presenza sonora, semplicità operativa e ricchezza di sfumature.
A partire dalla versione 3.00 del Reaktor, la Native Instruments
ci ha regalato la possibilità di perfezionare ulteriormente
le nostre creazioni usufruendo di nuove possibilità grafiche
(non solo potenziometri, fader e switch vari, ma è stato
possibile importare immagini complesse) che hanno consentito di
arricchire di sfumature visive i nostri strumenti (come si dice:
anche locchio vuole la sua parte).
A partire da poche settimane la Native Instruments offre la possibilità
di godere (si tratta proprio di godere e non di usufruire) della
nuova versione del Reaktor: la 4.0 (anche se ora è disponibile
un update che porta la versione alla 4.0.1.005).
Questa versione offre nuove caratteristiche:
- Miglioramento e perfezionamento delle formule matematiche che
sono alla base della generazione sonora del Reaktor.
- Miglioramento dei filtri e degli effetti, grazie allesperienza
maturata nel tempo e grazie anche alla produzione di softwares
innovativi come lABSynth, il Kontakt e il Vokator.
- Possibilità grafiche ancora più ampie, a partire
dalla versione 4.0 è possibile riprodurre in tutto e per
tutto le silouettes degli strumenti più rinomati.
- Ambiente operativo ancora più stabile delle precedenti
versioni.
- Miglioramento delle prestazioni generali del software, tanto
che, a parità di potenza, limpiego di uno stesso
ensemble col Reaktor 4 risulta molto meno stressante
per la CPU rispetto al Reaktor 3.
- Nuova libreria di ensembles, instruments, macros e modules.
La libreria è ancora più ricca ed aggiornata alle
esigenze più recenti dettate dalle ultimissime tendenze
musicali.
Partiamo con lanalisi del Reaktor proprio con la libreria
offerta a corredo.
I nuovi sintetizzatori
1) Carbon:

synth a sintesi sottrattivi con 4 oscillatori, un filtro multimodo,
una matrice di modulazione molto ampia,
due LFO che possono essere assegnati a varie funzioni e due inviluppi
(uno per il VCA e uno assegnabile liberamente a vari parametri).
La struttura base del synth è la seguente: Oscillatori>Filtro>Saturatore>
Equalizzatore a 4 bande>Chorus>Delay
È possibile utilizzare il Carbon in modalità poly
(qui di default è possibile disporre di una polifonia massima
di 6 note, ma potete
aumentare la polifonia secondo le vostre esigenze e secondo la potenza
della vostra CPU) e in modalità mono (semmai con po
di legato per ottenere delle timbriche solistiche molto raffinate).
Le sonorità del Carbon sono molto raffinate e moderne , vedo
bene questo synth per creare dei lead potenti, dei bassi penetranti
e dei pad davanguardia molto richiesti nellambito della
musica elettronica di tendenza. Ultima nota: il peso sulla CPU è
basso: sul mio PC (ottimizzato per un utilizzo musicale), un PIV
a 2,4 Ghz con un giga di Ram il Reaktor mi segnala un carico sulla
CPU pari al 10% della potenza di calcolo disponibile utilizzando
una polifonia massima di 8 note. Quindi potete liberamente utilizzare
questo synth per delle produzioni complesse.
2) Green Matrix:

il colore acido (tra il grigio e il verde limone) di questo ensemble
suggerisce delle sonorità molto cattive e taglienti ed infatti
è proprio così. Fratello del Blue Matrix (jpg3) (sequencer)
ma suonabile in tempo reale come un synth, il Green Matrix ci fa
fare un salto nel mondo analogico. Il Matrix offre due oscillatori
a forma donda multipla, filtro multimodo, distorsione multimodo
ed infine un altro filtro multimodo che chiude la catena sonora.
Si tratta, come potete vedere, di una catena sonora piuttosto cattiva
visto i modo in cui il segnale degli oscillatori viene trattato.
A questa catena di filtro.distorsore-filtro si deve aggiungere una
matrice di modulazione composta da tre inviluppi, due LFO, un Delay/Chorus
e un Pan. Il Matrix offre anche due interessanti pannelli (a coordinate
di tipo assi cartesiani x/y) pilotabili a punta di mouse che ci
consentono di variare delle coppie di parametri in tempo reale e
in modalità morphing (passiamo cioè da una variazione
dei parametri allaltra in modo dolce proprio grazie ai pannelli
pilotati da mouse), inoltre è possibile registrare tutte
le modifiche effettuate col mouse allinterno dei pannelli
e riutilizzarle quando più riteniamo comodo. Polifonia di
5 note e peso sulla CPU (sempre lo stesso PIV a 2,4 Ghz prendetelo
come punto di riferimento): 25%
3) Junatik:

nel 1982 nacque un synth della Roland destinato a fare tendenza:
lo Juno .
Caratteristica principale di questo snyth analogico era la capacità
di creare delle sonorità molto cattive grazie ai tre oscillatori
molto sporchi, ad un filtro molto presente, ad un chorus capace
di ingrossare di molto il suono di questo synth e ad un distorsore
in gradi di squadrare il suono. Polifonia a 5 note e
peso sulla CPU al di sotto del 10%.
4) Kaleidon:

probabilmente lo strumento più complesso realizzato per
la nuova libreria del Reaktor 4. Un synth dalla straordinaria
flessibilità in grado di spaziare da sonorità elettroniche
scientificamente tedesche a timbriche pseudo acustiche
molto delicate come i mallet, gli organi e gli ottoni. La catena
di sintesi è composta da sei oscillatori (si proprio sei:
provate a selezionare sei forme donda Saw e fatemi sapere),
un noise e un sub oscillatore a parte, modulazione in FM e ad anello
(la famosa Ring Modulation nata con Robert Fripp), due filtri multimodo,
tre inviluppi (ricchissimi, la loro struttura è A D1 B D2
S R), tre LFO e una sezione effetti completa. Circa la sezione effetti
voglio sottolineare il fatto che abbiamo due mandate effetti (FXA
e FXB) ma, che se attiviamo il Leslie o lequalizzatore a 5
bande (o li attiviamo tutti e due insieme), queste due mandate effetti
non risultano più attivabili. Gli effetti selezionabili nellFXA
sono un Chorus, un Diff. Chorus o un Vienning (oppure possiamo selezionare
la modalità Bypass, che ci fa passare il segnale in entrata
invariato). Sul Vienning mi soffermo un po perché le
sue caratteristiche sono molto interessanti, trattandosi di una
specie di filtro/equalizzatore in cui le singole sezioni di equalizzazione
sono modulabili tramite 5 sequencer (ognuno dei quali destinato
ai parametri delle varie sezioni).
NellFXB possiamo scegliere tra un delay, un riverbero e un
interessante effetto: lUnit (che possiede delle caratteristiche
simili al Vienning, ma in questo caso il sequencer pilota un doppio
delay pieno di parametri).
Questo synth offre una flessibilità enorme, è incredile
il numero di sonorità che si riesce ad ottenre così
come sono incredibili la presenza sonora sulle tonalità basse
e la ricchezza di sfumature ritmiche ottenibili (un po come
i pad evolutivi dellABSynth)
Polifonia massima: 4 note (ma vista la presenza sonora bastano e
avanzano) e il peso sulla CPU varia tra l8 e il 14% a seconda
degli effetti che vengono attivati (comunque il limite è
sempre accettabile anche se raddoppiamo la polifonia).
5) NanoWave:

questo synth vuole essere un omaggio della Native Instruments al
PPG Wave, uno dei primi sintetizzatori a Wavetable basato sulla
sintesi sottrativa. 43 delle forme donda che compongono la
Wavetable del PPG Wave sono state utilizzate per la Wavetable del
NanoWave. Alcuni dei preset sono molto simili a preset presenti
di default presenti nelle prime versioni del PPG Wave. Suona molto
simile allo strumento imitato. Polifonia di 4 note e carico di CPU
che non va al di sopra del 10%.
6) P-Bass:

piccolo ma efficace synth basato sulla sintesi a modelli fisici
(perciò la P, in inglese fisico è Phisically). Le
sonorità più interessanti mi sono sembrate quelle
più tendenti allelettronica, per la verità.
7) Stream-Pipe:

lo strumento è molto interessante e si occupa di ricreare
(sempre grazie alla sintesi a modelli fisici) le sonorità
di quegli strumenti acustici (sonorità altrimenti riproducibili
solo attraverso il campionamento) tramite la sintesi a modelli fisici.
Le sonorità sono molto belle e veritiere. Dando una scorsa
ai preset noto che non mancano i fiati (dai flauti metallici a quelli
di legno, dagli organi a canne alle fisarmoniche), gli ottoni (fagotti,
sassofoni, trombe e oboi), gli strumenti a corda pizzicata (chitarre
classiche, arpe, banjo e ukulele) e quelli a corda sfregata (archi
come il violino e un bellissimo violoncello molto suggestivo se
suonato sulle note medio basse), le percussioni (da quelle intonate
come il Glockenspiel e le campane a quelle a membrana come i timpani
e i borghi). Non mancano gli effetti speciali come la simulazione
del soffio allinterno di una campana. I risultati ottenibili
sono sorprendenti, suonando con una buona master key a e realizzando
esecuzioni ricche di dinamica si riescono ad ottenere dei risultati
pieni di sfumature armoniche, dato che tutte le sonorità
naturali sono ottimamente emulate. Mi ha colpito particolarmente
la sonorità del violoncello, particolarmente suggestiva.
I risultati ottenibili con un campionamento (per quanto ben realizzato
e ricco di sample)
perché questo synth emula tutte le caratteristiche fisiche
del suono naturale realizzando delle formule matematiche che capiscono
il tipo di tocco esecutivo e reagiscono di conseguenza in base alla
struttura di base che abbiamo dato al suono da creare. Si possono
creare anche strumenti particolari come un arco suonato
tramite lancia di un sassofono che risuona allinterno
di una campana coperta da una membrana di pelle, le possibilità
sono infinite basta usare la propria fantasia e vedrete che questo
ensemble non vi deluderà. Per ottenere dei risultati ancora
più soddisfacenti consiglio di utilizzare (come hardware
midi che invierà i messaggi di note in) strumenti in grado
di valorizzare le caratteristiche dello Stream-Pipe, come una percussione
midi per valorizzare le percussioni, un breath controller per i
fiati (lo so che costa un bel po, ma se volete ottenere un
effetto molto realistico è quella lunica strada) e
una chitarra con pickup esafonico per arricchire con unesecuzione
naturale gli strumenti a corda. Polifonia di 8 note e carico sulla
CPU pari al 13%
8) Sum Synth:

synth a sintesi additiva di una sezione VCO unica (è possibile
selezionare un solo oscillatore tra un Sine e uno Square), un filtro
passa-basso e due inviluppi (uno per il filtro e uno per la VCA).
Gli effetti presenti sono un distorsore, un pan, e un Chorus diffuser.
Le sonorità ottenibile non sono molte ma la loro caratteristica
principale è la presenza sonora che si fa molto sentire anche
allinterno di un mix molto elaborato. Polifonia di 32 note
e peso sulla CPU del 10%
9) Uranus:

lUranus è una vecchia conoscenza, visto che una precedente
versione era presente nella vecchia libreria del Reaktor. La sintesi
utilizzata è basata sulla tecnica dello shaping distortion.
La sua struttura è composta da tre oscillatori (con forma
donda selezionabile tra otto disponibli), una unità
di shaping/distorsion, due filtri multimodo, quattro inviluppi,
due LFO e un Chorus molto ricco di proprietà. Anche in questo
caso la flessibilità sonora è la caratteristica principale
di questo ensemble, basta dare una scorsa ai preset per rendersene
conto. Polifonia di 4 note e carico delle CPU inferiore al 10%.
Con lUranus si conclude la prima parte della recensione dedicata
al Reaktor (daltra parte visto che la carne a cuocere è
proprio tanta non potevamo fare a meno di dedicare al Reaktor ben
più di un semplice articolo, anzi abbiamo intenzione di realizzare
dei tutorial per invogliare gli utenti del Reaktor a sviluppare
degli strumenti propri).
www.native-instruments.com
Alla prossima, Attilio De Simone
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