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Pierre Bastien
19-02-2006

Lo scorso 12 novembre 2005 si è svolto a Roma un mega concerto/rave
alla Fiera di Roma organizzato dal festival RomaEuropa, protagonisti
alcuni artisti importanti della famosa Rephlex, etichetta del mostro
sacro dell'elettronica Aphex Twin.
Oltre a sua maestà Richard D.James (uno stupefacente live/dj
set di piu di tre ore in cui ha alzato la testa dal monitor piu
o meno una volta :)) la serata è stata accompagnata da esibizioni
di artisti meno conosciuti ma non per questo meno formidabili(ps.i
vj usavano resolume, supendo il gioco di carte con la faccia di
AFX).
Uno di questi è Pierre Bastien, artista francese con all'attivo
molti dischi( dal Meccanium del 1988 al MECCANOID del 2001 e al
recente POP) oramai facenti parte del catalogo Rephlex, collaborazioni
continue(Pierrick Sorin, Karel Doing, Jean Weinfeld, Robert Wyatt
or Issey Miyake...), e la genialità nel sangue, ha sbalordito
il fiume di gente che si era riversata nel capannone con il suo
live/set meccanico di una bellezza audio/visiva spiazzante.
Il suo spettacolo è totalmente in tempo reale, la folla delirava
ogni qual'volta interveniva sul suo meccano cambiando pezzi che
creavano continuamente ritmi e melodie dal sapore noir/francese
anni 30 ma con un pizzico di follia.
La sua tromba completava il tutto rendendo il live set affascinante
e particolare, una cosa mai vista.
Noi c'eravamo e volevamo regalare ai nostri utenti qualcosa di speciale,di
non scontato, parole di un maestro che pur non essendo molto tecnologico
è ingrado di insegnare molto grazie proprio alla sua semplicità.
Pierre Bastien ha concesso una breve intervista per Xelenio, persona
simpaticissima e disponibile si è dimostrato una grande personaggio
anche nella vita.
Aspettando la prossima sua esibizione in Italia vi regaliamo queste
parole, che possano spingere la vostra creatività al limite
della follia, li dove l'arte ha inizio.

kurregomma: Ciao Pierre! E' un onore conoscerti.
La prima volta che ho ascoltato il tuo album MECANOID sono rimasto
affascinato e stupefatto, è molto divertente e tecnicamente
parlando è affascinante. Mi piacciono i tuoi ritmi atonali
simili a vecchi giradischi impolverati.
Qualè la sorgente della tua ispirazione?
Ser Pierre Bastien: Ritmicamente parlando mi sono sempre
divertito ad ascoltare i vecchi 78 giri di mio padre e quello
che amavo in particolare era
questa imposizione ritmica improvvisata della puntina del giradischi
che si univa al ritmo della musica registrata.
Ora, quando due delle mie macchine suonano contemporaneamente
provo lo stesso godimento di allora perchè ogni "macchina"
ha il suo motore e la sua velocità e il suo tempo e le
due macchine è come se si rincorressero costantemente.
Quando tutto fila liscio si ottengono dei groove molto ricchi:
qualcosa che è veramente distante da ogni tipo di musica
moderna, con questo unico battito pesante fatto per avere tutto
in sincronia e sottocomando (parla della tekno).

K: Nel tuo L.p. MECANOID ( e anche nel nuovo POP
sempre Rephlex) hai utilizzato dei palindromi come titoli delle
tracce. Lo hai fatto per divertimento o quei nomi nascondono un
altro significato?
A quando un album con ossimori?
sPB: La non celebrata gioiosa malinconia delle mie canzoni
è già strapiena di ossimori! Quanto ai nomi palindromi
delle tracce, è come mettere un motore nelle parole che
vengono messe in loop da una ruota meccanica.
E' anche un modo per evitare la psicologia e il romanticismo:
creando un palindrome si ottiene un significato che non ci si
aspettava.
I titoli sono quindi collegati alle musiche piu per l'aspetto
visivo della combinazione simmetrica di lettere che per il significato
stesso.

K: Puoi descriverci il tuo set-up live?
sPB: Sul palco porto tre dispositivi fatti a mano.
La sezione ritmica è affidata ad un meccano ( chiama così
i suoi robot. ndr) con due motori e con un ventilatore.
I motori controllano due meccanismi che suonano alcune parti amplificate
del meccano.
Ad ogni meccanismo posso cambiare il modulo terminale per cambiare
il tipo di ritmo,un po' come un dj che cambia i suoi dischi.
Intanto il ventilatore soffia su una membrana che è composta
da un foglio di carta e un fermacarte: il flusso d'aria fa ondeggiare
la carta e il fermacarte colpisce la membrana.
Cambiando la velocità di entrambi i motori e il ventilatore
ottengo vari groove.
Anche la combinazione dei tempi forniti dai motori e dai movimenti
variabili della carta permettono una serie combinazioni ritmiche
inaspettate.
Davanti a questo dispositivo troviamo il casiola: una piccola
tastiera con un meccanismo sul suo lato che sarebbe una sorta
di "piano-roll" fatto in casa che suona i tasti. Questo
rotolo viene rivestito di cartone e spilli che premono appunto
le note della tastierina.
Ho diversi rotoli che posso cambiare facilmente per passare da
qualche riffs rapido ad accordi languidi.
L'ultimo dispositivo è un registratore fatto in casa: è
una sorta di semplice giradischi il cui braccio va su e giu su
piccoli 7 pollici scegliendo solo una parte della scanalatura
in un modo ritmico.
Una telecamera viene posizionata davanti alle tre macchine e filma
il processo:le mie dita che manipolano i moduli e i rotoli e le
registrazioni,è come guardare gli ingranaggi di un gigantesco
orologio musicale..
L'immagine è proiettata in tempo reale su un grande telone
per permettere alla gente di apprezzare la composizione anche
visivamente.

K: Hai una certa procedura per lo spettacolo o improvvisi
molto?
sPB: Una procedura, sì, sebbene al suo interno
ci sia una grande libertà.
Dato che sono l'unico essere umano sul palco mi sento libero di
decidere di cambiare durata, intenzioni e combinazione di robot
secondo la reazione degli ascoltatori.

K: Come registri i tuoi meccano in studio? Hai
un host preferito o usi hardware specifico?
sPB: Utilizzo un sistema Korg direct-to-disk.
K: Ho letto che nel 1986 hai iniziato la costruzione
della tua orchestra chiamata Meccanium, come hai concepito questa
idea?
sPB: Le prime macchine le costruii negli anni '70.
Il primissimo sistema è stato fatto anche prima, nel 1968.
Me era un ragazzo allora.
A causa dei grandi scioperi di maggio - giugno in Francia il mio
istituto superiore era chiuso.
Naturalmente quello che stava succedendo mi incuriosì e
trasferii quei concetti nella musica: Ho sovvertito gli ordini
del mio metronomo ponendo due pentole ai suoi lati mentre io suonavo
delle cose alla chitarra insieme a questo primo robot.

K: Conosci il concetto di psicologia cognitiva
chiamato "Uomo-macchina", poi ripresa dai Kraftwerk?
Quale è il tuo rapporto con la tecnologia oggi?
sPB: No, non ho familiarità con questa filosofia.
Mi riconosco più nelle vedute di Picabia e Duchamp e Roussel.
C'è un poco di ironia nelle mie macchine: attraverso alcuni
semplici meccanismi esse mettono in cortocircuito la grande industria
hi-tech come pure il lungo apprendistato musicale. Il modo in
cui essi lavorano è piuttosto derisorio confrontato con
la meccanica umana.
Non pretendono di fare cose che l'essere umano non può
fare - velocità, parti difficili da suonare, ecc.
Tutto il contrario: suonano molto meno di un essere umano, ne
sono dipendenti! Utilizzo spesso le nuove tecnologie, per rispondere
alla tua domanda. Per quanto tuttavia gli scopi per cui venga
usata siano molto poco tecnologici (amore, musica, ecc).
No, non la preferisco.

K: Quali sono le tue più importanti influenze
musicali?
sPB: Alcune ripetitive e ipnotiche musiche dalla tradizione
africana, il primissimo jazz , la "musiques d ' ameublement"
di Satie (ambient),la Portsmouth Sinfonia, ogni musica elettronica
contemporanea audace ...

K: Che mi dici della Rephlex?
Sei così distante dalle altre produzioni ma contemporaneamente
sei coerente con la brillante follia che contraddistingue questa
etichetta.
sPB: Questa domanda la devi fare a Richard (AFX) e Grant
che scelgono gli artisti.
Loro mi hanno invitato a iscrivermi all'etichetta nel 2000 e mi
hanno dato libertà completa di fare la mia musica.
Quando ascolto qualche altro albums dal catalogo mi sento sempre
orgoglioso di fare parte del gruppo: amo la musica di Cylob e
Bogdan e Aphex e Squarepusher ... Mi sento in buona compagnia.
K: Perché in Francia non avete il bidè?
sPB: Abbiamo perso le tradizioni.
Lo abbiamo avuto nel passato, molto prima dell'era del computer.
Ma abbiamo il palindrome bilingue " Mon Eva réve ton
image, bidet" che significa "Ted, I beg, am I not ever
a venom?"
(gioco di parole: leggendo al contrario la frase in francese si
ottiene la seconda in inglese i significati grossolani sono:
mia Eva sogno la tua immagine, un bidet!, al contrario viene una
frase in inglese che significa:Ted, ti chiedo,sono mai stato velenoso
"?)
Ringrazio infinitamente Pierre Bastien per avermi concesso questa
deliziosa intervista.
Per informazioni, biografia, discografia e altro:
http://www.pierrebastien.com
http:/www.rephlex.com
http://www.romaeuropa.net/festival/schede_compagnie2005/aphex_twin.htm
kurregomma
HERE THE ENGLISH VERSION
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