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Intervista a Marcoposse dei 99 Posse

I 99Posse sono una band alla quale sono legato sentimentalmente.
Primo perché sono un gruppo musicale della mia città,
Napoli.
Secondo perché la loro musica mi suscita delle vere e proprie
"intermittece du coer" (ah Proust....) in quanto nel periodo
in cui cominciarono ad uscire fuori dai centri sociali gruppi come
i 99 (e stiamo parlando ormai di una quindicina di anni fa) io vivevo
a Napoli la mia gioventù e cominciavo a formarmi lì
come musicista.
Non posso non dire che gruppi come i 99 fanno parte della mia cultura
musicale anche se io pratico altri percorsi musicali, non posso
non ricordarmi dei loro concerti alla mitica Officina99 o a qualche
festa del 1° Maggio, mi è rimasto impresso un concerto
a Piazza del Gesù della fine degli anni '90 (credo il '99
ma non vorrei sbagliarmi).
Sono stato, pertanto, molto soddisfatto quando Marco Messina, ai
più noto come Marcoposse, uno dei leader storici dei 99Posse,
ha accettato di farsi intervistare da noi di Xelenio. Con lui rivisiteremo
quegli anni spuri che furono gli anni '90, anni di transizione,
anni di passaggio in tutti i sensi.
Stava cadendo la prima Repubblica, il fenomeno di Tangentopoli decimò
il mondo politico e alcuni partiti scomparirono.
Il comunismo era appena caduto e i due blocchi, per un cinquantennio
nemici, provavano a comunicare.
Anche la musica visse questo periodo di transizione culturale e
politica: nacquero i centri sociali, in cui i giovani provarono
un nuove forme di comunicazione. Da questi fermenti culturali nacquero
gruppi musicali che sperimentavano con il Rap, l'Hip Hop, ci fu
il fenomeno delle Posse ecc.

Anche dal punto di vista tecnologico si vivevano anni di transizione:
la musica digitale si affermava sempre di più, il nuovo formato
per l'ascolto audio (il compat disk) divenne un punto di riferimento
assoluto, il Midi si confermò come standard per il lavoro
musicale.
Poi, dalla seconda metà degli anni '90, si rivalutò
la moda del vintage: si andò alla ricerca di chitarre antiche
e di sintetizzatori analogici per poter smanettare a piacimento
con i loro potenziometri. Per andare incontro a queste nuove esigenze
musicali, le ditte produttrici di strumenti si affrettarono a sviluppare
la tecnologia virtuale per offrire strumenti nuovi, potenti e versatili
che fossero in grado di simulare in modo pressoché perfetto
gli strumenti del passato. Tale tecnologia espanse tutte le sue
potenzialità grazie al computer che cominciò ad affermarsi
sempre di più come strumento per la produzione musicale.
È in questo contesto storico che va valutata tutta la produzione
musicale dei 99Posse, gruppo che, meglio di altri, è riuscito
a raccontare le contraddizioni degli anni '90 e ad affrontare, con
rinnovata ispirazione, il decennio che stiamo attualmente vivendo,
anch'esso non privo di contraddizioni laceranti.
Nell'arco di circa una dozzina d'anni di vita artistica i 99Posse
si sono contraddistinti per la loro coerenza comunicativa, volta
all'utilizzo della musica come strumento di comunicazione dei loro
contenuti, dai quali si può desumere la loro visione del
mondo. Dicevo: la scelta di questa coerenza comunicativa che andava
di pari passo alle scelte musicali, sempre raffinate ed appropriate
per colorare con gusto potente ed efficace il contenuto dei loro
testi, produsse una miscela esplosiva che ha fatto diventare i 99Posse
il gruppo che è adesso.
Rivedendo la loro discografia, davvero non saprei quali disco consigliare
ad un giovane che si sta affacciando nel mondo della musica. Sicuramente
consiglierei gli ultimi quattro album "Na_99_10º"(2001)
"La Vida che Vendrà" (2000) "Corto Circuito"
(1998) "Cerco tempo" (1996), ma non potrei non consigliare
i lavori svolti in collaborazione con i Bisca:
"Guai a chi ci tocca" (1995) e "Incredibile opposizione
Live" (1994). O ancora i primi lavori in cui si può
riconosce la grinta e la cattiveria tipica di tutte le grandi bands
ai loro esordi discografici: "Curre Guaglio'" (1993) e
"Rafaniello & Salario garantito" (1992).
Riepilogando: i 99Posse vanno ascoltati tutti, dal primo all'ultimo
solco perché dai loro testi, accompagnati da musiche a loro
intimamente legate, si può avere un quadro efficace e quanto
più veritiero possibile sul decennio scorso e su quello,
ancora più complesso, che stiamo attualmente vivendo.
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