Spacka Neapolis
55
Sul palco con Peter Gabriel!!!!
31-01-2005
Capita a pochi gruppi la fortuna di essere invitati da uno dei
più importanti musicisti contemporanei ad accompagnare i
bis durante i concerti delle tappe italiane. Il gruppo che ha avuto
questa fortuna si chiama Spacka Neapolis 55 (nati dalle ceneri degli
Spackanapoli) e il musicista che li ha invitati a suonare con lui
è niente di meno che Peter Gabriel.

da sinistra verso destra: Luigi Turaccio,
Peter Gabriel e Antonio Fraioli
La storia di un incontro
Tutto ebbe inizio tra il 2001 e il 2002, quando gli Spacka Neapolis
55 incisero per l'etichetta Real World l'album "Aneme Perse"
(con sedute di registrazione effettuate presso il famoso Capri Digital
Studios). Durante il Festival Woman la Real World presentò
agli Spackanapoli Peter Gabriel, tra il gruppo e il musicista si
creò immediatamente un buon feeling. I contatti continuarono
e Gabriel scelse proprio gli Spackanapoli come gruppo spalla per
aprire i concerti di anteprima mondiale del suo nuovo album "Up"
all'Alcatraz di Milano. Come detto, l'anno era il 2002.
Dal vivo la scorsa estate

una suggestiva immagine durante un concerto
a Barcellona
Dopo due anni la collaborazione artistica è continuata e
per la nuova tournèe Peter Gabriel si è servito di
nuovo degli Spackanapoli (il cui nome è diventato, nel frattempo,
Spacka Neapolis 55)
come gruppo spalla per aprire i concerti dello "Still growing
up Tour" .
Le tappe sono state molteplici ma vale la pena di segnalare due
date in particolare: il 16 giugno 2004 a Genova e il 7 luglio 2004
a Napoli in cui Gabriel ha invitato gli Spacka Neapolis a suonare
con lui sul palco il brano "In your eyes".
Concept del gruppo

Perreca, Pinto, Colasurdo e Nobili con Peter
Gabriel
Neapolis, la "città nuova" concepita dai greci
sin dal 470 a.C., vanta una storia ed una cultura fatta di incontri
e scambi, conflitti, dominazioni, tradizioni popolari e sincretismi
magico - religiosi che, intrecciandosi alle contraddizioni e alle
diverse espressioni del disagio moderno, la rendono una città
tra le più complesse e affascinanti al mondo.
Traendo origine dal nome della via che divide in due il cento antico
dell' attuale città di Napoli e che coi suoi vicoli e le
visibili stratificazioni storico-culturali ne rappresenta simbolicamente
l'essenza, "Spakka-Neapolis 55" scaturisce dalla necessità
di esprimere nel contempo l'attualità del presente, le radici
del passato e il mondo della tradizione.
Il numero 55 è stato mutuato dalla numerazione cabalistica
partenopea, in cui il 55 rappresenta "'a musica", la musica.
Il gruppo è il frutto di una lunga esperienza in ambito musicale
volta alla ricerca e alla sperimentazione di una convivenza ed una
sintesi possibile tra il linguaggio espressivo di tradizione orale
e quello legato alla modernità e alle espressioni delle diverse
culture.
Muovendo dalla consapevolezza degli idiomi della tradizione e dal
rispetto del loro significato culturale, Spakka-Neapolis55 sperimenta
un percorso che intende riflettere anche sulle conseguenze dell'organizzazione
economica moderna e su ciò che questo implica a livello sia
locale che personale. Un intento pressoché inevitabile considerato
che l'attuale organizzazione delle società moderne, continuano
non solo a generare evidenti disuguaglianze e profonde contraddizioni
ma anche se non soprattutto a rappresentare una costante mortificazione
di quanto generalmente condiviso in ambito di etica e diritti umani.
A tal proposito dice Antonio Fraioli (il leader del gruppo): "
Cerchiamo di prendere elementi della tradizione popolare meridionale
e di rielaborarli continuamente alla ricerca di un linguaggio musicale
nuovo ed indipendente. Per il prossimo album stiamo aspettando che
il contesto diventi ricettivo, probabilmente l'anno che è
appena iniziato è quello propizio. Proveremo ad utilizzare
tutto quello che viene offerto dalle nuove tecnologie, loop compresi.
Comunque, nonostante l'ultima nostra incisione sia ormai un po'
lontana nel tempo, non siamo stati inattivi. Siamo stati continuamente
in giro e abbiamo potuto esibirci sui palcoscenici di tutto il mondo
(Francia, Belgio, Austria, Germania, Rep. Ceca, Spagna, USA, Giappone,
Ungheria, Malesia, Finlandia, Svizzera e Inghilterra sono alcune
delle nazioni che hanno ospitato il gruppo).
La formazione degli Spacka Neapoli 55 è composta da
Monica Pinto: voce
Marcello Colasurdo: voce e tammorra
Antonio Fraioli: violino, composizione e arrangiamenti
dal vivo e in studio il gruppo si avvale della collaborazione dei
seguenti musicisti:
Ernesto Nobili: chitarra, bouzouki e cori
Giacomo Pedicini: contrabbasso
Franco Perreca: clarinetto, flauti e ciaramella
Luigi Turaccio: tastiera e cori
Salvio Vassallo: batteria
Le tecnologie utilizzate

Gli Spacka Neapolis al completo con Tony Levin
Per il suono del violino elettrico, Fraioli (diplomato in violino
e musicoterapica) utilizza un Riverbero TC Electronics, un octaver,
un delay e dei filtri (questi ultimi per donare maggiore densità
o per snaturare il suono di violino). Il sistema viene pilotato
da una pedaliera a 5 prese. Il delay viene prevalentemente usato
per la creazione di pattern ritmici sfruttando prevalentemente le
corde a vuoto.
Per i lettori di Xelenio il discorso comincia a farsi interessanti
visto che ci accingiamo ad analizzare il setup (live e studio) del
tastierista.
Bisogna innanzitutto dire che il Maestro Luigi Turaccio è
un mio amico personale (così come lo sono altri membri del
gruppo) e con lui ho condiviso molte discussioni interessanti sul
tema della computer music. Il Maestro Turaccio è diplomato
in pianoforte, composizione e musica elettronica ed attualmente
insegna composizione presso il conservatorio di Benevento (in passato
ha avuto cattedre a Matera, Vibo Valentia, e Palermo). Lo studio
privato del Maestro è una gioia per gli occhi visto che è
pieno di oggetti che si trovano solo negli studi professionali,
nelle università musicali o nei centri internazionali di
ricerca sonora.
Il software utilizzato da Turaccio è molto vario: si parte
da Wave Editor come Sound Forge ed ambienti come il Cool Edit e
si arriva ai synth della Native Instruments (AbSynth, FM7, Pro53,
B4 e Reaktor). I plug-ins utilizzati sono della famiglia Waves e
sono quelli che fanno parte dei bundle Platinum e Diamond.
Come sequencer Turaccio è solito utilizzare Logic Audio messo
in sync con il fantastico ambiente Pro Tools.
Contrariamente a quanto si possa pensare l'ambiente operativo che
regge questa mole di lavoro è PC e non Mac. "Se si scelgono
con attenzione i componenti hardware - sostiene Turaccio - e non
si ha paura di spendere un po' i PC sono affidabili tanto quanto
i Mac".
Il Maestro è uno dei pochi in Europa ad essersi accaparrato
l'ambiente di generazione sonora Kyma Symbolic Sound, una sorta
di Reaktor hardware basato su un sistema espandibile di processori
(da 4 fino a 28 processori). Questa Workstation digitale è
un ambiente altamente professionale ed è presente in alcuni
centri internazionali di ingegneria sonora e di ricerca sperimentale.
Oltre a ciò, Turaccio si serve anche di MAX/MSP: "Ma
non perché voglia abbandonare Kyma. MAX/MSP è un programma
che, dato il suo costo molto contenuto (almeno rispetto a Kyma),
è accessibile a tutti ed è quindi molto diffuso. Insomma
in giro trovo sempre più persone che "smanettano"
con MAX. Come addetto ai lavori, quindi, vale la pena conoscerlo.
La sua conoscenza, però, non è affatto semplice, anzi,
per usarlo bene non si può prescindere dall'apprendimento
del suo linguaggio di programmazione... "

Un intenso primo piano di Antonio Fraioli
Dal vivo Turaccio si serve di un portatile e gestisce tutto il
lavoro con il campionatore software Kontakt (che ha sostituito l'hardware
AKAI S 3000 XL).
"Il Kontakt - sostiene Turaccio - è stabile, flessibile,
affidabile e suona bene, meglio dei campionatori hardware. Lo uso
per gestire tutte le performance live con gli Spacka Neapolis. Ho
creato delle librerie di suoni manipolate: fisarmoniche, plettri,
pad sintetici, organi, campionamenti di sonorità effettistiche
Ogni canzone del gruppo ha il suo preset. Così anche se vogliamo
cambiare scaletta posso richiamare al volo il preset per il brano
che vogliamo suonare.
La tastiera che uso è un pò vecchiotta, ma ha un passato
glorioso. Mi sto riferendo alla master keyboard Yamaha KX88, dal
peso di oltre 30Kg. Ha i tasti pesati, per questo è uno strumento
molto interessante. Di solito la splitto in più sezioni in
modo da poter suonare più preset contemporaneamente.
La scheda audio utilizzata è una Eco Indigo con due uscite
stereo. In futuro prenderò una Layla."
Anche per la chitarra, suonata magistralmente da Ernesto Nobili
(con cui ho condiviso molteplici esperienze musicali), ci sono argomenti
interessanti da analizzare.
"L'epoca dei multieffetti - comincia Nobili - è terminata.
Ci sono sul mercato oggetti come il Pod, che sono facili da gestire
e fanno tutto quello che devono fare nel modo migliore possibile.
Dal vivo comunque, sono ancora in molti ad usare i pedali.
L'effettistica che utilizzo varia continuamente ed è sempre
dipendente dalle finalità dei progetti musicali a cui partecipo
(oltre al lavoro con gli Spacka Neapolis, ho curato una colonna
sonora teatrale, ho collaborato con i Senegal Ritmo e faccio turni
nelle sale di incisione). Utilizzo naturalmente la tecnologia vst
e amo i suoni dell'AbSynth e del B4, campiono molti loop e li tratto
con l'Halion, del quale utilizzo i filtri per ottenere tagli delle
frequenze ed ottenere delle sonorità particolari.
Nel mio homestudio uso varie tecniche per registrare la chitarra:
la classica ampli + microfono registrata con il Cubase, registro
l'uscita del Pod senza usare l'ampli o collego la chitarra direttamente
nella scheda e la processo con il Warp e due plug-in del Cubase:
il Rev32 e il Modulation Delay.
Dal vivo mi servo di molti "giocattolini".
Ho un TC Electronics per i riverberi, un Presonus Acoustic Valvolare,
un Octaver, un Overdrive e un delay Akai che può lavorare
in tre modalità (emulazione di delay a nastro, delay digitale
in stile anni '80-'90 e sampler per creare degli strati di chitarre).
Questa catena di effetti la uso anche per trattare il bouzouki"
di Attilio De Simone - Xelenio
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